È incredibile quanto semplici possano essere le motivazioni di qualcuno. A volte sono talmente semplici da ridursi ad una breve frase come “Mi piace”, altre possono essere così basiche ma imperanti da poter essere racchiuse in una sola parola.
Salvezza non è solo il titolo della graphic novel di cui vi voglio parlare oggi, è la motivazione che ha spinto gli autori a scriverla ed evoca le emozioni che spingono tutti noi a leggerla.
Appena uscita per Feltrinelli comics e ad opera di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso, questa opera di graphic journalism è un nuovo passo nel viaggio che sta compiendo in questi anni il fumetto italiano. C’è un precedente, quello di Zerocalcare con il suo Kobane Calling, ma sia il tono, che lo stile differiscono molto dall’opera di cui voglio parlarvi oggi.

Salvezza - Feltrinelli Comics - ROA Rivista Online d'Avanguardia

Gli autori sono partiti per un viaggio di analisi di un’importante realtà del nostro tempo e, pochissimi mesi dopo il loro ritorno, portano ai nostri occhi un fenomeno che appare e scompare dai notiziari ma che non smette mai di essere una tragedia.
Questo libro parla di migrazioni, di torture, ricatti, rapimenti, di morti e di abusi, ma prima di tutto parla di Salvezza, quella che offre la nave Acquarius dalla ONG SOS mediterranée. In un viaggio per mare di 3 settimane, i due autori raccontano non solo la vita di tutti i giorni di chi si dedica anima e corpo al salvataggio dei profughi in mare, ma anche gli scenari geopolitici che hanno reso la situazione così critica, insieme a molte storie di testimoni diretti.
Lo stupore e lo sdegno vissuti in prima persona dagli autori traspariscono tra le righe e le tavole in modo cristallino e la gioia di una vita salvata illumina il tono, i colori e l’agilità della narrazione che si incupisce e si scolora quando vengono raccontate le miserie e le violenze raccolte dalle testimonianze dirette dei profughi.
Due parole le merita certamente lo schema di colore che varia dai toni seppia al bianco e blu con un particolarissimo uso dell’arancione: il colore della salvezza. Nel mondo del mare e dei naufragi il colore della salvezza è quello dei giubbotti di salvataggio, per questo motivo anche l’intera nave di SOS Mediterranee è dipinta di arancione. Un particolare narratore è stato scelto per questa storia: un pettirosso, sia perché è anche lui, suo malgrado, un passeggero della nave, sia perché anche lui, sul suo petto, porta il colore della speranza.

Salvezza - Feltrinelli Comics - ROA Rivista Online d'Avanguardia

All’inizio di questo articolo ho parlato di un nuovo passo, un nuovo livello di dignità nel percepito del fumetto che si distanzia sempre più dall’essere visto esclusivamente come intrattenimento per giovani diventando sempre più un vero e proprio medium in grado di far divertire, di raccontare, ma soprattutto di documentare. I due autori hanno lavorato per tre settimane al fianco di giornalisti professionisti conducendo interviste e registrando video per poter raccontare in un vero e proprio reportage quello che è successo e che hanno scoperto.
Non mi voglio dilungare su quanto sia importante creare consapevolezza sulla tragedia che viene documentata tra le pagine di Salvezza né su quanto sia importante combattere l’indifferenza o la disinformazione che circola su questo tema perché è una missione che i due autori compiono alla perfezione. Quello di cui vorrei parlare è di come questa graphic novel sia la prova che questo medium può essere un potente megafono per i senza voce, in grado di avere abbastanza impatto da cambiare il modo in cui un certo argomento è visto nella nostra società.

Salvezza - Feltrinelli Comics - ROA Rivista Online d'Avanguardia

Per comprendere la realtà dei fenomeni migratori di oggi è necessario comprendere le cause che li hanno causati, ma soprattutto le sofferenze che queste situazioni stanno causando e la necessità di fare qualcosa al riguardo. Rimanendo sempre spoiler free, la grapic novel si conclude con una domanda: “e voi che scusa avete?” perché è questo il vero nemico per gli autori, il mostro che noi tutti dobbiamo combattere. Non ci sono più scuse per ignorare questa tragedia, per far finta che sia sempre stato così e così sempre sarà ma soprattutto che non possiamo farci nulla; documentarsi è il primo passo ma avere un ruolo attivo deve essere la destinazione finale. C’è bisogno di aiuto, accoglienza e braccia aperte per combattere l’intolleranza e l’odio, semplici maschere dell’eterno flagello dell’ignoranza.

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