Hipster

Sdraiato su una panchina del più grande giardino pubblico della città, Corrado si sta godendo il sole. Sono le due di pomeriggio di un lunedì di fine autunno quando arriva Massimo, il suo migliore amico, a turbarne la quiete:

– Guarda un po’ chi si vede.
– Stavo così bene…che sei venuto a fare qui?
– Stai zitto, che senza di me sei una barca alla deriva!
– Proprio…
– Certo che sei proprio decaduto.
– Perché? Mi dica, duca.
– Una volta ci incontravamo nei migliori bar di…
– Di Caracas.
– Sì, vabbè.
– Vabbè che?
– Vabbè niente. Fammi spazio, tirati su, mi sembri un barbone!
– Un hipster vorrai dire!
– Che stai dicendo?
– Come fai a distinguere un barbone da un hipster? Tutti e due c’hanno la barba lunga.
– Che c’entra? Mica conta solo la barba, devi guardare pure i vestiti… Oddio, che poi pure tu con ‘sta tuta…
– Non mi fare subito la morale… Sono in tuta perché stamattina sono andato in palestra… Tu piuttosto, dov’eri?
– Secondo te?
– A lavorare no di certo.
– E infatti! Ero a casa di una tipa.
– Meritevole?
– Meritevole.
– Voto?
– Molto sopra la sufficienza.
– Sii più preciso.
– Dal sette all’otto.
– Però! L’hai conosciuta su Tinder?
– E dove se no?
– Com’è andata?
– Ho preso una principessa sorridente e l’ho trasformata in una maschera di dolore… D’altronde sapeva cosa aspettarsi, i patti erano chiari.
– E l’amicizia?
– Corta. Non la vedrò più. Solo la nostra amicizia è lunga.
– Ormai è una vita! Due anni che ci frequentiamo.
– Sono passati già due anni? Pensavo qualcosa meno. Stiamo diventando dei vecchietti.
– Parla per te.
– Parlo per me? Non siamo coetanei forse? Guarda che l’anno prossimo anche per te sono trenta.
– Ma io i miei quasi trenta li porto meglio di te!
– E dove li porti di preciso? Ma guarda piuttosto come sei vestito…
– Ancora con ‘sti vestiti! Te l’ho detto che stamattina ero in palestra.
– Tu in palestra ci vai solo a fare la doccia.
– Sì, gelata. Per calmare i bollenti spiriti… A proposito…
– A proposito di che?
–Di bollenti spiriti, di energie da sfogare… che facciamo oggi?
– Una corsa nel parco?
– Scherza, scherza…
– Non lo so… centro commerciale?
– Ma non l’avevano chiuso?
– Hanno chiuso solo alcuni negozi.
– E che facciamo al centro commerciale?
– Mangiamo qualcosa. Ci compriamo qualcosa. Magari conosciamo qualche donna.
– Come no, qualche casalinga col bambino nel passeggino…
– Embè? Magari è una casalinga disperata.
– Guarda che ci sono diversi gradi di disperazione.
– Ma non erano di separazione?
– A te ti si è separato il cervello dal corpo.
– Facciamo quelli che se ne vanno, non stiamo tanto a cincischiare!
– Andiamo, ho parcheggiato la macchina appena qui fuori.
Quando arrivano al parcheggio del centro commerciale, i due ragazzi si stupiscono che sia così affollato di macchine.
– Roba da matti. E sono le tre e mezza di lunedì, pensa cosa c’è qui il sabato.
– Che facciamo? Andiamo via? Non c’è un posto manco a pagarlo.
– Oh, Corrado… prima mi dici che vuoi fare qualcosa, io ti porto al centro commerciale e quando ci arriviamo dici che vuoi andartene. Mica sarai diventato bipolare…
– Meglio bipolare che bisessuale come te.
– Sì, certo. Portami tua sorella e vediamo.
– Mia sorella e il suo fidanzato.
– No, quello lo lascio a te… Comunque un posto c’è, eccolo!
– Guarda che è un parcheggio per disabili.
– E non sono un disabile io? Mio padre dice sempre che sono un senzapalle!
– Ah vabbè allora, se la metti su questo piano…
– E poi quelli che hanno il permesso del comune per mettere la macchina nei posti riservati ai disabili non sono veramente disabili.
– Magari loro no, ma i parenti che li trasportano…
– Neanche quelli. Quelli che hanno i permessi ce li hanno perché hanno un santo in paradiso…
– In pratica?
– Un parente in Comune.
– Dici?
– Dico. E poi il nostro paese è pieno di falsi invalidi, falsi ciechi, falsi sordi, falsi di ogni tipo.
– E noi che falsi saremmo?
– Falsi magri.

In un negozio di abbigliamento. Corrado gironzola, Massimo si sta provando delle magliette. Ha cominciato con la taglia S, ora ha indosso una XXL. Si guarda allo specchio.

– Corrado, Corrado!
– Eh? Dove sei?
– Nell’ultimo camerino in fondo!
– Un po’ più lontano no?
– Spicciati! Guarda qua.
– Guarda cosa?
– Pensa che una volta avevo la six-pack!
– Gli addominali a tartaruga li hai avuti quando venivi regolarmente in palestra… Adesso che non fai più esercizio fisico c’hai la panza di un cinquantenne.
– Di esercizio fisico io ne faccio.
– E quando?
– Quando vado a donne!
– Sì sì, fai il gradasso quando in realtà sei solo grasso.
– Sono punti di vista.
– No, sono puntine di maiale.
– Secondo te quanto peso?
– Quanto un lottatore di sumo.
– Ammazza, così mi butti proprio giù!
– Facciamola breve, tanto hai capito che non c’è niente che ti vada bene… Andiamo a mangiare.
– Perfetto. Sei il dietologo che ho sempre sognato.

In un fast food, Corrado e Massimo mangiano in silenzio. Fino a quando il primo chiede all’amico:

– Ma tu ci pensi mai a una vita diversa?
– Che sarebbe una vita diversa?
– Una vita con altre cose.
– Ancora altre cose? C’hai tutto: smartphone, tablet, vestiti, l’abbonamento a Mediaset Premium, ma che vuoi ancora?
– Non proprio cose materiali, una vita con… con più stimoli!
– Stimoli di che? Non stare a pensare a ‘ste cose, se lo fai te ne vai a male.
– Ma tu non ci pensi mai alla vita?
– E a che ti serve pensare alla vita? Tanto niente cambia. Niente cambia mai. Sia che ci pensi oppure no.
– Che vuoi dire?
– Voglio dire che le cose sono già belle che scritte.
– Tipo un destino?
– Chiamalo come vuoi. Sta di fatto che ti puoi agitare quanto vuoi, ma non serve. Sarebbe come voler fare a botte quando c’hai addosso una camicia di forza, hai già perso in partenza.
– Quindi abbiamo già perso in partenza?
– Abbiamo?
– Noi. Quelli che c’hanno la nostra età.
– Senti, io mica lo so. Io ti parlo di quello che sembra a me.
– In effetti sembra così anche a me… una roba che sento è che… sento che vorrei ribellarmi ma non saprei contro chi… magari contro me stesso.
– A te semplicemente ti ci vuole una bella botta di adrenalina.
– Ma tu non ci pensi mai che le cose potrebbero cambiare?
– Qualche volta penso che vorrai svoltare, ma come si fa a svoltare? Che fai, ti trovi un lavoro per passare tutto il giorno in ufficio e comunque non arrivare alla fine del mese? Mia sorella lavora come una schiava e comunque non riesce ad andare a vivere da sola, l’affitto è troppo caro, il mutuo non glielo danno. Ammazzarsi di lavoro per non avere niente, sai che fregatura! L’unica sarebbe…
– Sarebbe?
– Una roba che se ti succede hai svoltato.
– Tipo?
– Boh, l’altro giorno pensavo una cosa tipo: se andassi al canile e prendessi un cane che poi si scopre che parla…
– Che parla?
– Parla, ma mica ti fa i comizi, una roba tipo dire qualche parola, su Youtube ce ne sono di cani così. Uno con un cane può così può fargli fare delle pubblicità, delle ospitate in tv, arriverebbero soldi facili!
– Non mi sembra una strada tanto praticabile… e nemmeno affidabile.
– Era solo un pensiero.
– Sarà…
– Comunque, stasera ti porto a fare quella cosa di cui parlavamo qualche giorno fa.
– Ma tu pensi che…
– Penso che sarebbe una botta di vita e che faremmo un servizio alla società.
– Praticamente due buoni samaritani.
– L’hai trovato il discorso di Samuel Jackson?
– Quello di Pulp Fiction?
– Sì, quale se no?
– Sì, sì, me lo sono scaricato da internet, ce l’ho fotocopiato.
– Era più bello se te lo imparavi a memoria.
– Tu pretendi troppo.
– Da uno che c’ha un solo neurone in testa è vero, pretendo troppo.
– Ha parlato il premio Nobel.
– No bel no, però sono un tip!
– Che simpatico! Non t’hanno ancora chiamato a Zelig?
– No, però c’ho degli agganci a Colorado.
– In Colorado, vorrai dire!
– Che vuoi dire?
– Voglio dire che ti ci mandiamo… nello Stato del Colorado, in esilio.
– Finiamola qua ‘sta pantomima.
– Ok, c’abbiamo tutto?
– Ci manca giusto la cosa più importante.
– Già, la benzina.
– Andiamo a rifornirci, c’ho la tanica in macchina.

Dopo essersi riforniti di benzina, dopo aver mangiato in un ristorante giapponese “all you can eat”, dopo aver vagato per le strade della loro città senza una meta, ora Corrado e Massimo sono in centro e più esattamente sotto i portici dove i senzatetto trascorrono la notte. I due amici si avvicinano a un clochard che sta dormendo su un materasso.

– Ciao hipster, svegliati!

Il senzatetto apre gli occhi e, senza nemmeno dare il tempo a Massimo di tirare fuori dalla tasca dei jeans il foglio con il discorso che Samuel Jackson pronunciava nel film Pulp Fiction prima di trucidare dei tizi che avevano truffato il suo capo, si alza e scappa.

– Mi sa che ha capito le nostre intenzioni.
– Sì, ha mangiato la foglia.
– La foglia e pure qualcos’altro. Di solito ‘sti barboni sono rimbambiti dal vino da un euro, e invece questo mi sa che mangia un sacco di proteine!
– Mi sa di sì. Hai visto che scatto che ha fatto? Sembrava Usain Bolt!
– Più veloce della luce, Speedy Gonzales!
– A ‘sto punto che si fa?
– A ‘sto punto, be’, la benzina mica ce la possiamo bere… Diamo fuoco al materasso, e a tutte le sue cose.
– Guarda qui, c’ha anche dei fumetti, dei libri, pensa un po’, pure un libro di Moccia, Tre metri sopra il cielo…
– Un barbone che legge Moccia fa strano.
– E quale sarà una lettura tipica da barboni?
– Boh, forse Sulla strada di Kerouac.
– Tu l’hai letto?
– E che, sono un barbone, io?
– Lasciamo perdere, basta guardare come vai vestito in giro… Comunque fra un po’ è l’alba, sbrighiamoci.
– Versa la benzina.
– Ecco.
– Perfetto. Butto il fiammifero?
– Aspetta che mi allontano un attimo, non voglio finire al mercato di domani come pollo arrosto.
– Ok, stiamo rendendo un servizio alla collettività.
– Un lavoro socialmente utile.
– Vabbè, andiamocene prima che ci becchino.
– E dove andiamo?
– Torniamo al parco, è qui vicino.

È l’alba. Corrado e Massimo sono seduti su una panchina del giardino pubblico. Ridono, scherzano. All’improvviso compare il clochard a cui volevano dare fuoco. Ha una mazza da baseball fra le mani. Colpisce Massimo in testa e in faccia. Una, due, tre volte. Il ragazzo è a terra, è una maschera di sangue. Corrado non muove un muscolo, non cerca di difendere l’amico, non aggredisce il senzatetto, non scappa. Quando quello che lui ha chiamato hipster alza la mazza da baseball per colpirlo, sorride. Prima di finire a terra con la testa fracassata, fa solo in tempo a dire:

– Grazie!

Racconto di Fabiano Spessi

 

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