Giovedì 10 Maggio è sbarcato nelle sale Loro 2, dopo appena due settimane dall’uscita della prima parte. Il secondo capitolo va a concludere tutto ciò che è stato aperto nel film precedente. E sorprende l’intensità di cui è carico.

La prima cosa da sottolineare è che questo film offre una nuova conferma del fatto che Servillo sia oggettivamente un mostro sacro della recitazione.
La sua caratterizzazione di Silvio è di una precisione disarmante, ancora più incisiva che in Loro 1. Le movenze, le espressioni facciali, perfino lo sguardo di Silvio sono riportate alla perfezione, lasciando però sempre una finestra di libertà nell’interpretazione di Servillo. Quest’ultimo sfodera due monologhi da brividi, cose che non si vedevano da un pezzo in un film italiano.


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Come nella prima parte, elemento chiave del film sono le metafore che intervallano la narrazione. Ad esempio mi ha particolarmente colpito vedere Silvio che, in un momento d’intimità in cui cerca di ritrovare la fiducia in sé stesso, perde il suo accento milanese, quasi come a ricordare a sé stesso di aver scelto il suo essere personaggio.

Ottime performance anche da parte degli altri attori, nessuno sotto tono, nessuno che abbassa il livello. Sorrentino costruisce – coi volti degli attori – delle maschere che diventano iconiche; modella gli attori come argilla ed è impossibile non inchinarsi di fronte a questo suo talento.
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Un’altra cosa mi ha letteralmente lasciato a bocca aperta in Loro 2; l’eleganza che scaturisce da ogni immagine del film. Una pulizia nelle scene, anche quando queste mostrano contenuti fortemente spinti.
Come in un dipinto, si nota la scelta di ogni singolo dettaglio. Niente viene lasciato al caso, ogni elemento è scelto e posto per un preciso scopo all’interno del grande disegno finale. Anche il montaggio è all’avanguardia; moderno ma elegante. Movimenti di camera, tagli e stacchi, uniti ai colori scelti per la fotografia producono un orgasmo per la vista.
Loro 1 mi ha lasciato un po’ insicuro sulla mia idea rispetto a quest’ultima opera di Sorrentino. Ma con la seconda parte ogni dubbio è sparito e posso affermare con certezza che, a parer mio, Sorrentino e Servillo sono i migliori artisti (riferendomi al grande schermo) attivi attualmente in Italia.

Molte critiche sono state mosse nei confronti della scelta di tagliare il film in due parti, dato che Loro 2 non è un sequel, ma semplicemente la seconda parte dello stesso film.
Però io credo che bisogni considerare che senza questa separazione, Loro sarebbe stato un film di 204 minuti. Non che sia un problema presentare in sala un film di 3 ore e mezza, chiaro. Ma probabilmente molti elementi del film sarebbero rimasti soffocati da una durata così prolissa. Nella fattispecie in Loro, si parla di scene che hanno bisogno di tempistiche brevi per poter rimanere fresche.

Chiudendo, nel finale di Loro 2, si racchiude la magnificenza della regia.
La capacità di parlare a chiare lettere mostrando soltanto delle immagini mute.
O meglio, delle immagini accompagnate dal suono del mare che s’infrange sulla spiaggia.
“Show don’t tell”, una delle prime regole della sceneggiatura, è perfettamente applicata in Loro. Non c’è bisogno di spiegare tutto; gli spettatori che vogliono davvero capire ci riusciranno benissimo, senza il solito sciatto spiegone. 
L’importante è lasciarsi sorprendere senza cercare ossessivamente il filo conduttore della storia. Anche perché in questo caso la conosciamo già tutti, e forse, è più interessante lasciarci mostrare qualcosa che invece non sappiamo.

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