Maria è chinata leggermente in avanti e mi sta fissando con le mani sui fianchi. Si accorge che la sto osservando e stringe gli occhi con aria minacciosa. Io sorrido placida e immergo il naso nella peonia che ho in mano. Lei si sporge ancora di più e sembra sul punto di esplodere.

“Allora?”

Mi sistemo bene sul tavolo e controllo che le altre ragazze non siano troppo vicine: la notizia è già sulla bocca di tutti in paese, non è che sia un segreto, ma le mie parole per ora voglio che siano solo per Maria, e per me. Ci sarà tempo per spettegolare tutte insieme, dopo, tornando a casa la sera.

“Allora mi ha chiesto se poteva prendere da parte mio padre domani, alla festa.” Guardo i fiori che ho in grembo e sono serena: “Gli ho detto di sì.”

La mia amica si illumina: “È stato bravo a parlare prima con te; non tutti lo farebbero. Ma è sempre stato un ragazzo molto gentile e anche un po’ timido. E tu sei convinta? Nessun timore?” Sembra lievemente preoccupata, come se fossi fatta di vetro e mi intenerisco. Maria è sempre stata fieramente protettiva nei confronti delle persone a cui vuole bene.

L’aria sotto la pergola è fresca, e il profumo dei fiori che abbiamo raccolto per la festa si mischia a quello dell’erba sotto il sole e della terra. Mi sembra di stare sotto una coperta di pizzo d’ombra tremolante, con le luce che filtra tra le foglie pigramente. Mi sento pigra anche io, piena di una sicurezza tranquilla che è la prima volta che provo. “Nessun dubbio, cara. Lo so che qualcuno dice che è troppo timido, ma io non penso che lo sia. È solo gentile, e sono sicura che staremo bene.”

Maria recupera un fiore caduto da terra e si sistema meglio le gonne: “Non vi conoscete granché, però. E se poi cambiasse?”

Ah, ma questo è il timore che tutte abbiamo quando arriva il momento. Sogniamo, speriamo, fantastichiamo e poi ci prosciughiamo di preoccupazione quando la situazione si concretizza: “Non lo farà. È un brav’uomo, Maria. Lavora sodo ed è sempre cortese con tutti, anche con Padre Francesco e con la signorina Anna”.

Non so perché sono così sicura che andrà tutto bene: è come se avessi sempre saputo che avrei costruito una casa con lui. Non sono mai stata sognatrice come Rebecca o Giovanna, non ho mai sperato in un giovane straniero ricco che si innamorasse perdutamente di me passando in paese e che mi portasse via per vivere in città nel lusso. Mi va più che bene stare qui al bordo dei campi e sentire l’odore delle stagioni; trovarmi d’estate sotto la pergola con le mie compagne a raccogliere i fiori per la festa e ballare la sera dopo nella piazza. Sono soddisfatta così.

Maria viene di fronte a me e mi scruta bene. Getta un’occhiataccia alle altre che si stanno sbilanciando sempre più sulle sedie per cercare di sentire qualcosa e poi sospira. Mi prende la peonia dalle mani e in maniera un po’ rude me la sistema tra i capelli. L’espressione è severa ma io la conosco bene, so che sta sorridendo ma non vuole darlo a vedere. Sistema ancora un attimo il fiore, poi osserva il risultato con occhio critico: “Beh, se sei così sicura…”

Noto che le altre ci osservano da sotto i pizzi di luce con dei gran sorrisi sulle labbra e ricambio. Poi guardo Maria. La faccio sedere con me sul tavolo e prendo qualche bocciolo per ricambiare il favore: “E tu che mi dici di Filippo?” Giovanna quasi cade per cercare di origliare “domani sera ballerai con lui?”

Annunci