Amalia gli aveva promesso che si sarebbero incontrati sul retro della chiesa, poco lontano da quella locanda dove si erano conosciuti, vicino ad un grande cespuglio di rose gialle.
“Alle nove”, aveva sussurrato in fretta sistemandosi una ciocca di capelli corvini dietro l’orecchio, guardandosi attorno, “e porta la bambina con te, non farmi aspettare”.
Prima di scomparire dietro un angolo Fernando le aveva preso la mano, “mai”, aveva detto stringendola a sé e baciandola a lungo. “Mai ti farei aspettare. Per te mi taglierei le vene ai polsi.”
Amalia aveva sorriso divertita, “a più tardi tesoro mio.”

Al suo passaggio una mendicante senza occhi strinse il suo rosario. “Dios te salve, María, llena eres de gracia…”, bisbigliava annaspando nel buio, “Bendita tú eres entre todas las mujeres…”. Amalia si chinò e le mise una moneta nella mano rugosa. “Eres el demonio, eres el demonio”, continuava a ripetere la mendicante. Amalia le sussurrò qualcosa all’orecchio e il cuore della vecchia smise di battere.

Il cielo cominciava ad imbrunire e l’aria era fresca. Nei paraggi, in qualche vicolo dell’antico quartiere ebraico, un uomo suonava la fisarmonica, un altro cantava schioccando le dita. Fernando si sedette sui gradoni della chiesa con la piccola Neta al suo fianco. La bimba aveva la pelle profumata, le spalle sottili e una cascata di soffici capelli color rame.
“Chi stiamo aspettando?”, domandò al fratello sedendosi tra le sue ginocchia e giocando con le sue dita.
“La mia donna”, aveva risposto Ferdinando, sognante, “la dolce Amalia. Vuole conoscerti e portarti a ballare. Più tardi ceneremo tutti e tre insieme”.
Neta sorrideva. Appoggiò la nuca al petto di Fernando e si perse con lo sguardo nel cielo blu.

Quando le campane scoccarono il nono rintocco, Fernando la vide. Si avvicinava camminando piano, con lo scialle che le lasciava scoperte le spalle e le caviglie e i polsi avvolti in ori tintinnanti. Neta si strinse contro il fratello, “No, no, no”, si lamentò con voce spezzata, la bocca deformata dal pianto, “es la bruja, Fernando”.
Il ragazzo affondò il naso nei dolci capelli della sorella, “Non essere sciocca hermanita”, disse ridacchiando.
Amalia strappò una rosa dal gambo spinato, se la mise tra le labbra e sorrise alla piccola Neta.

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