Andrietta aspettava. Elegante e impeccabile nonstante la calda giornata.

Come ogni Giovedì sera si era fatta sellare il cavallo ed era uscita per le tenute della sua famiglia. Quasi tramontava. Temeva che chi stava attendendo non si sarebbe presentato. Forse un impegno che si era protratto troppo a lungo? Sapeva che la famiglia di lui gli aveva imposto di sposare Gaspara Giscard Albaigès. Una fanciulla brutta. Dal carettere orribile, isterico e vanesio. Ma, si sa, gli affari dei padri prevalgono ogni senso etico ed estetico del matrimonio. Che le procedure del fidanzamento fossero state affrettate? Che lui fosse ingabbiato in qualche rito da salotto con la signorina Gaspara Giscard? Era sempre così schivo riguardo a questo argomento. Andrietta non sapeva. Lavoro o quella là? Ironicamente le due cose potevano anche coincidere.

Si asciugò delle gocce di sudore sulla fronte.

“Come sei raffinata anche in questi gesti.”
“Merito della mia educazione anglosassone” scherzò Andrietta nella sua immaginazione. Lui avrebbe riso. Rideva sempre a quel riferimento alla sua infanzia, ormai diventato una battuta ricorrente tra i due.
“Quindi? Avete già fissato la data delle nozze?” Forse, non presente, si sarebbe finalmente aperto sull’argomento tanto spinoso.
“…” La mente di Andrietta era troppo attaccata alla realtà. Lei lo amava così com’era, con tutti i suoi difetti. Non era nemmeno in grado di creare lei stessa delle parole da mettergli in bocca, tanto era dissolta in quel sentimento.

Pragmatica e testarda decise che quel giorno lui non si sarebbe presentato. Risalì sul cavallo, diretta alla magione.
“Che ne sarà di noi?” chiese ad un’ombra che compariva a fondo valle.
“Liebende könnten, verstünden sie’s, in der Nachtluft wunderlich reden”

 

Annunci