Oriana Fallaci è una delle scrittrici più ambivalenti del nostro tempo. Fa oscillare senza mezze misure tra l’odio e l’amore e nessun lettore, quali che siano le sue posizione etico-politiche, resta indifferente alle sue affermazioni che ancora risuonano e scuotono anni dopo la sua morte. Quando poi si incontra una scrittrice e giornalista che ha vissuto sulla sua pelle quella che noi chiamiamo Storia, i calendari letterari e quelli storici tendono a sovrapporsi. Il 1 maggio, oltre ad essere la Festa dei Lavoratori, è una data in cui i due universi, reale e cartaceo, si incontrano: moriva oggi nel 1976 in un incidente d’auto ancora poco chiaro, Alekos Panagulis poeta e rivoluzionario greco che intrattenne una relazione sentimentale con la Fallaci dal 1973 fino alla morte.

Di colpo tutto fu chiaro, e capirlo equivalse a razionalizzare il presentimento che mi aveva morso quando ero giunta ad Atene, ammettere che in quella stanza, dinanzi all’assurdo altarino di Cristi e Madonne non si stava svolgendo soltanto una resa dei conti con le mie scelte ideali e i miei impegni morali, con ciò che tu rappresentavi o volevo che tu rappresentassi, ma anche una partita a due, l’incontro tra un uomo e una donna portati ad amarsi dell’amore più pericoloso che esista: l’amore che mischia le scelte ideali, gli impegni morali, con l’attrazione e i sentimenti.

La scrittrice dedicò alla loro relazione e alla figura di questo visionario e rivoluzionario politico il romanzo “Un uomo”. Una storia d’amore tutt’altro che semplice e lineare in cui si intersecavano passione amorosa e politica in egual misura e che, proprio come le parole dell’autrice, non lascia indifferenti nemmeno per un secondo.

Articolo di Giulia Pretta

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