Un aprile di letture intense sotto le duecento pagine

Biografia della fame di Amélie Nothomb (Voland, trad. Monica Capuani).

Fame di che cosa?
Di piacere: cioccolato, biscotti rubati, zucchero. Di nascosto, in bagno, guardandosi allo specchio in estasi. Sete d’acqua, che scorre miracolosa, fino a riempire la pancia, fino ad ubriacarsi. Poi d’alcol, fame d’alcol, in silenzio, in segreto. Di champagne, di testa leggera, per poi ballare in cortile a piedi nudi. Fame di amore, di quello senza fine di una madre, la più sublime delle donne, che ad Amélie non basta mai.
Se vuoi che ti ami ancora di più, seducimi.
Di quello della sorella Juliette, l’eccesso assoluto, incondizionato.
Fame di letture, di storie, di parole, di persone.
E poi più niente, fame di vuoto che scava nelle viscere, dopo che le mani del mare le hanno aperto le gambe entrandoci dentro, restituendole la voce.
Amélie ha gridato.
Poi di nuovo una divorante fame di vita. Di nuovo la sete.

[…] ero cittadina dello Stato del mai. […] I maiani sono grandi creatori di amori, amicizie, scritti e altre costruzioni strazianti che portano già in sé la propria rovina, ma sono incapaci di edificare una casa, una dimora, qualsiasi cosa somigli ad un alloggio stabile e abitabile. Eppure, non c’è niente di più desiderabile ai loro occhi di un cumulo di pietre che possa costituire un domicilio. […] Non bisogna dedurne che gli abitanti del mai siano tristi. Al contrario: non esiste popolo più gioioso. Le minime briciole di grazia danno la testa ai maiani. La loro propensione a ridere, a rallegrarsi, a essere felici e a rimanere abbagliati è senza pari su questo pianeta. Sono così ossessionati dalla morte che hanno per la vita un appetito delirante.

Biografia della fame è un’autentica, singolare ed eccentrica biografia.
Biografia della fame è un libro bellissimo

Gente del Wyoming di Annie Proulx (Baldini Castoldi Delai, trad. Mariapaola Dèttore).

Gente del Wyoming si legge in un’oretta. È un racconto tanto breve quanto intenso. Jack Twist ed Ennis Del Maar iniziano a lavorare insieme a Brokeback Mountain, soli. Sono due ragazzi, poi uomini, semplici, un po’ rudi. Due cowboy. A Brokeback Mountain, nel paesaggio desolato e sconfinato, trai due scoppia un’intensa passione erotica, amorosa. Siamo però in un’America fortemente tradizionalista, rurale ed ottusa, dove gli omosessuali talvolta vengono torturati, uccisi. Jack ed Ennis si sposano con due ragazze, fanno dei figli, ma in vent’anni non smetteranno mai di cercarsi.
È incredibile come l’autrice riesca a creare una trama così solida, una caratterizzazione puntuale dei personaggi e dell’ambiente circostante, nonché delle dinamiche sentimentali, in appena 50 pagine.
È incredibile come riesca a fare a pezzi il cuore del lettore in appena un’oretta.

brokeback_mountain.jpgQuel che Jack ricordava e rimpiangeva con un’intensità che non poteva soffocare né capire era la volta che, in quella lontana estate sulla Brokeback, Ennis gli era andato alle spalle attirandolo a sé, il silenzioso abbraccio che placava una sete condivisa e asessuata. […] In seguito quell’assonnato abbraccio si era solidificato nella sua memoria come l’unico momento di autentica, incantata felicità nelle loro separate e difficili esistenze.

Dal romanzo è stato tratto il film di Ang Lee, I segreti di Brokeback Mountain, che il cuore lo spezza più lentamente.

La figlia femmina di Anna Giurickovic Dato (Fazi Editore).

Anche il romanzo di Anna Giurickovic Dato è sotto le duecento pagine, ed e di un’intensità sorprendente. L’ho letto in una giornata. Ipnotizzata, rapita dalla scrittura dell’autrice, da una trama psicologica costruita alla perfezione. Turbata, anche, perché quella raccontata ne La figlia femmina è una storia complessa, disturbante. È la storia di una famiglia che nasconde un segreto terribile ed inconfessabile. A raccontarcelo, prendendone pian piano consapevolezza, è Silvia, la madre della bella Maria. Maria che fatica a dormire, Maria che è lunatica e scontrosa, poi di nuovo dolce e amabile. Silvia è innamorata del marito Giorgio, tanto da non riuscire a vedere le sue devianze, nemmeno quando la maestra di Maria, insieme ad una psicologa, destano in lei il sospetto.
Giorgio muore misteriosamente mentre la famiglia è in Marocco, a Rabat, così mamma e figlia si trasferiscono a Roma.
Sarà durante un pranzo organizzato da Silvia per far conoscere alla figlia tredicenne il nuovo fidanzato Antonio che si risveglieranno antichi drammi…

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Balthus, Les Beaux Jours, 1944.

Perché Maria si comporta in questo modo? Perché cerca di sedurre Antonio, di eccitarlo? Si può dire completamente innocente, Maria, vittima? E Silvia? Davvero non conosceva le devianze del marito, o semplicemente non voleva prendere atto di quel che succedeva a Rabat, nella stanza accanto?

Era lei che distruggeva l’idea di famiglia ideale che avevo. Lei che mi ricordava ogni giorno di quanto fossi un fallimento. Lei, che con la sua furia voleva costringermi a vedere. Io non vedevo niente. Era lei che doveva cambiare, non io e mio marito che ci amavamo da una vita intera. Giorgio, invece, andò a metterla a dormire, le leggeva le favole per farla addormentare. Quando tornò a letto, come al solito mi feci consolare. Mi teneva la testa, carezzandomi come si fa con una bambina, e io mi lasciavo andare ancora di più, sapendo che lui era il mio argine.
“Nostra figlia è un mostro, che cosa abbiamo fatto per meritarci questo?”.
“Smettila amore. Dormi, sei agitata anche tu”.

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Elisa Carini

Quella (un po’ femminista) che scrive e che nella vita non vorrebbe fare altro. Vive con un gatto nero nella bella Milano dove studia, sperpera soldi in libri usati e beve troppo caffè.

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