Ricordo ancora perfettamente come eravamo soliti arrampicarci sull’albero del nonno, in mezzo al cortile; come i nostri sorrisi sembravano bianchi e immensi, e ora nella mia mente un po’ sfocati, come i miraggi estivi che tremolano appena visibili sulle strade troppo calde. Quel giorno Andrea e Luigi mi avevano aiutata a scalare il tronco ruvido e a sedermi su uno dei rami, poi ci eravamo messi a guardare i campi, la casa, ad osservare in silenzio il mondo dall’alto. Non rammento di essermi mai sentita libera come in quel pomeriggio, appollaiata precariamente sui rami sottili. Poi Elena ci aveva chiamati, dal basso, sorridente con la macchina fotografica in mano. Ci eravamo messi un po’ in posa, orgogliosi della nostra impresa e attenti a non sbilanciarci troppo. (Non vi dico poi la fatica, per scendere: siamo arrivati giù coperti di resina.)

Se ripenso a quel giorno, il mio corpo sente ancora il fantasma del caldo d’agosto e l’albero che ondeggia un poco; i sorrisi e il saluto di Luigi, l’allegria di Elena e il mio cuore gonfio di libertà. Per voi questa immagine potrà significare poco o niente, tutt’al più una fotografia ben riuscita. Io vedo invece un periodo sereno, privo di nubi come il cielo sopra di noi: la mia più cara amica ritta sulla terra battuta del cortile, con il sole tra i capelli e l’abito rosso che ci scambiavamo sempre, mio fratello e mio marito di fianco a me. Ripenso a quel giorno e posso dire di essere stata felice.

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Ringraziamo Camilla Albertini per le fotografie, gentilmente concesseci dal suo archivio. Se volete vederne altre, potete trovarle qui: camillaalbertini.

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