Il 24 Aprile è uscito nelle sale italiane Loro 1, la prima parte del nuovo film di Paolo Sorrentino. Immancabile protagonista del film è Toni Servillo, che questa volta interpreta Silvio Berlusconi.

Dopo La grande bellezza e Youth è ormai chiaro che quando si tratta di Sorrentino non bisogna aspettarsi un film lineare e dalla narrazione classica.
Fin dal primo momento si viene calati in un’altra dimensione. Il film è permeato da un’aura, come una specie di patina, che ci fa entrare in confidenza con il “Loro” ambiente.

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La narrazione è intervallata da alcune scene totalmente fuori contesto, apparentemente prive di senso. Sono invece delle meravigliose metafore, per chi sa leggerle, che con poche immagini mostrano delle profonde realtà.
A mio parere, però, non è necessario cercare di attribuire un significato a questi “intervalli”, poiché non è questo il loro scopo principale. Come di fronte ad un quadro, ha molto più senso non porsi domande e lasciarsi pervadere dalle immagini, che andranno inconsciamente a suscitarci delle emozioni relative alla macro-storia raccontata.

Un altro punto forte di Sorrentino è la capacità di tirare fuori il meglio da qualsiasi attore, anche quando quest’ultimo è un pessimo “cane da fiction”.
L’essenza di un vero regista è proprio guidare l’attore affinché possa dare la miglior interpretazione possibile, e Sorrentino in questo è un vero maestro.
E infatti Riccardo Scamarcio sfodera un’ottima performance, vestendo il ruolo di protagonista in tutta la prima parte di Loro 1. Tutto il suo personaggio è una gigantesca citazione al Jordan Belfort di The wolf of wall street.

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Anche la recitazione di Servillo è magistrale. È riuscito a costruire una sua personale interpretazione di Berlusconi, senza renderlo una macchietta. E sarebbe bastato davvero poco per fare questo errore. Ha invece reinventato una gestualità, una parlata, un’espressività che appartengono al Cavaliere pur non essendo precisamente sue.
Avrebbe potuto imitarlo molto meglio, ma la scelta di non farlo è stata vincente.

Quasi scontato dirlo, la fotografia di Sorrentino migliora ad ogni suo film e riesce sempre a sorprendere, specialmente quando viene supportata da un montaggio così suggestivo e all’avanguardia. È sorprendente osservare quanto, in ogni suo lungometraggio, Sorrentino non smetta mai di reinventarsi, anche a costo di creare prodotti criticati dal grande pubblico. Sembra quasi che la sua filmografia rappresenti una scalata alla ricerca della sua personale soddisfazione artistica.

Sorrentino decide di mostrare il lato umano di Berlusconi anziché la sua carriera politica, così come ne Il divo punta a scovare l’intimità di Andreotti, l’Andreotti uomo, seduto sul divano che ascolta Renato Zero. Quella del regista sembra una sfida verso sé stesso e verso il pubblico. Ci sfida a osservare il lato intimo di alcuni personaggi che in realtà sono totalmente privi di umanità. Ma non credo che questo rappresenti la volontà di legittimare Berlusconi. Nello spettatore nasce comunque una critica nei confronti di Silvio, ma quest’ultima non viene forzata dal film.

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Una scelta che ho molto apprezzato è quella di non aver fatto nomi. Mentre ne Il divo Sorrentino non si è fatto problemi, in Loro 1 vuole mostrare qualcosa di diverso.
Più di un personaggio possiede nome fittizio. E credo che questo sia voluto, per mostrare che non c’è alcuna distinzione tra un uomo di Silvio e un altro.
L’unico nome che hanno queste persone, è per l’appunto, Loro.

C’è un elemento molto ricorrente in Loro 1, ed è quello della mercificazione della donna.
Un’ossessione costante, creata dal sesso facile ottenuto tramite il potere. È geniale come l’intero ambiente della prostituzione non venga mai collegato direttamente a Berlusconi, ma giri in egual modo tutto intorno a lui. O meglio, a loro.
Ogni donna che vende il proprio corpo lo fa per arrivare a Loro. Ogni uomo che svende la propria dignità lo fa per arrivare a Loro.
E Loro sono “Quelli che contano”. Questo concetto, pur sembrando banale e scontato, racchiude pragmaticamente le dinamiche di potere mostrate nel film.
Un’intera generazione di persone disposte a tutto pur di essere tra le sue fila. In Loro 1, questo si evince molto bene. Berlusconi viene chiamato dalla sua gente “Lui”.
Lui che ha nel suo periodo d’oro ha inglobato chiunque in Italia, sia da una sponda che dall’altra. Lui che c’è anche quando non si vede. Lui che ha lasciato un’impronta indelebile all’Italia, tanto da aver creato il Pre-Berlusconismo e il Post-Berlusconismo.
Ma Loro lo ameranno sempre, pur consapevoli che ci ha danneggiati e ci ha affondati.
Lo ameranno per sempre, perché ha dispensato il potere tra le sue fila, a discapito di milioni di Italiani.

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