Strani eroi, ovvero il caso Moro raccontato (benissimo) da chi non c’era

Se chiedete ai vostri genitori, zii, nonni tutti sanno dirvi dove si trovavano il 16 marzo 1978 e che cosa stavano facendo il giorno in cui Aldo Moro fu rapito e la sua scorta trucidata. Una data destinata a segnare uno spartiacque nella storia del nostro paese.

Io non c’ero.

Neppure Alessandro Bongiorni c’era, perché è giovane (in senso buono. Spiego: in Italia si rimane giovani scrittori, giovani attori, giovani cantanti fino ai cinquant’anni, come a dire “sì, sei bravo, ma ancora devi dimostrarcelo”. Si è sempre un po’ acerbi. No, Alessandro Bongiorni, un po’ come Mannarino, Luca Marinelli e tutti gli altri artisti che l’Italia ha, sono giovani ANAGRAFICAMENTE, ma sono maturi professionalmente. Lo spiegone è finito, non temete).

Eppure in quell’atmosfera lì si entra subito, e di sicuro è anche merito della bella scrittura dell’autore.

Strani eroi non è un saggio, è un romanzo.

Eppure, cosa che la letteratura a mio avviso dovrebbe fare sempre, sa raccontarci molta verità: i non detti, tutto ciò che ancora non è chiaro di questa vicenda. Non importa se i personaggi che ci conducono in questo percorso a ritroso nelle viscere di un’Italia nerissima in realtà non siano mai esistiti.

Ci sarà ben stato un giornalista come Peres, giovane assunto all’Unità e catapultato in un vortice spaventoso: la morte di Fausto e Iaio, due giovani frequentatori del centro sociale Leoncavallo, freddati due giorni dopo il rapimento del Presidente della DC da killer professionisti. Un delitto ancora oggi nebuloso. E Peres, come tutti noi, come l’Italia intera, sprofonda in un abisso dal quale risalire sarà molto dura: gli agenti della scorta, Moro, Pecorelli, Dalla Chiesa.

Se dovessi descrivere questo libro con una sola parola sceglierei INQUIETUDINE.

Strani eroi lascia una profonda inquietudine, perché tutti noi sappiamo che ciò che stiamo leggendo, anche se camuffato da romanzo è la pura semplice verità, fatta di sotterfugi, di memoriali che si allungano e si accorciano, borse che spariscono e controsoffitti inespugnati.

Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per un perfetto thriller americano (ed è allo stile di Winslow e compagnia che Bongiorni guarda).

Ma è italiano.

E peggio ancora.

Probabilmente, almeno in parte, è davvero andata così.

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Silvia Spinelli

La recensitrice libresca. Classe 1988, nordica per caso. I libri sono letteralmente la sua vita, ci abita dentro da sempre: prima come lettrice, poi come studentessa appassionata di Letteratura e Linguistica a Milano, ora come libraia. Adora la letteratura italiana, i racconti brevi, il cinema, ma soprattutto il teatro, la passione di una vita, su e giú dal palco. Non guarda serie tv e spera che dopo questa affermazione continuerete comunque a leggerla con affetto. Sogna di continuare a fare esattamente ció che fa.

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