L’estate del 1939 era stata una delle più calde che Piotr ricordasse. Erano due anni che aveva lasciato Varsavia e risiedeva stabilmente a Dresda; aveva inoltre trovato lavoro come cameriere nel caffè di un lussuoso hotel: un impiego di tutto rispetto, di cui Piotr andava più che fiero e che gli aveva permesso di guadagnare abbastanza da affittare uno spazioso appartamento in città. Ora aspettava solo che Olga, la sua fidanzata, lo raggiungesse dalla Polonia, per organizzare finalmente il matrimonio.

Il treno di Olga sarebbe arrivato alla stazione di Dresda attorno alle undici e Piotr era arrivato con quasi trenta minuti di anticipo, vestito dei suoi abiti migliori. Chiese indicazioni, in perfetto tedesco, a uno zelante poliziotto, su dove fermassero i treni provenienti dalla Polonia. Arrivarono le undici, poi si fecero le undici e venti, le dodici meno un quarto e infine mezzogiorno inoltrato e il treno non si era ancora fatto vedere né era stato annunciato alcun ritardo.

Piotr si stizzì non poco e si alzò a cercare un telefono per chiamare il ristorante che aveva prenotato (una settimana prima, tanto era di moda!), nella lieve speranza che gli trovassero un tavolo per la sera. Non aveva finito di digitare il numero, che una voce gracchiante annunciò agli altoparlanti della stazione: Oggi, primo settembre, l’esercito del Reich ha varcato il confine polacco. Tutti i treni da e per la Polonia sono quindi cancellati. Piotr ci mise qualche secondo a comprendere le reali implicazioni di quella notizia. Si sentì le gambe terribilmente molli.

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Ringraziamo Camilla Albertini per le fotografie, gentilmente concesseci dal suo archivio. Se volete vederne altre, potete trovarle qui: camillaalbertini.

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