Venerdì 23 Marzo, in occasione del quindicesimo anniversario della scomparsa di Giorgio Gaber, esce Le donne di ora, un nuovo album ideato e prodotto da Ivano Fossati in collaborazione con la Fondazione Gaber. L’album comprende la selezione dei brani che il cantante genovese ha voluto riprodurre secondo le più avanzate tecnologie del suono. Come chicca di grandissimo valore questo lavoro contiene inoltre Le donne di ora, brano inedito, title-track dell’album, che Gaber ha inciso nel Novembre del 2002 poco prima della sua scomparsa. Come rivista letteraria milanese non possiamo esimerci dall’analizzarne il testo.

La cosa che più ci è sempre piaciuta della poetica di Gaber è il suo approccio. Mai l’artista meneghino ha riversato nei suoi testi la volontà di imporre la sua visione dall’alto, ma ha sempre voluto porre il suo pensiero come un gioco. Le Donne di Ora non è un manifesto femminista, piuttosto una resa dei conti della posizione maschile.

Io sarei il sesso più forte
E dovrei farle la corte

Il condizionale è il modo verbale più adatto per rendere ciò che Gaber intendeva. Con l’indicativo avrebbe potuto solo affermare, dall’alto della sua posizione di uomo, che sarebbe giusto che la donna gli sia pari. Ponendo invece un dubbio, è la figura forte uomo che deve scendere dal suo piedistallo sociale. Se si mettono in gioco le fondamenta del sessismo, in cui il sesso forte deve fare la corte, si impensierisce tutta la sovrastruttura che dà gioco alle differenze di genere. La lucidità dell’artista che lo ha portato a questo approccio la si trova qualche verso dopo, quando afferma:

Quando con tono civile
Parlo di un mondo ideale
Lei si addormenta all’istante
Ne sente già tante che non ne può più

Basta pontificare. Gaber abbatte la “frivolezza da comare” attribuita a torto alle donne, definendole nella sua canzone come pragmatiche. Di conseguenza sono stufe del solo parlare per i loro diritti. Ciò che è necessario è il gesto, non il tono civile che millanta un mondo ideale. Ma cosa succederebbe se veramente si agisse? Cosa comporta per un uomo impensierisi realmente sulla sua posizione?

Che paura
Specialmente le donne di ora

E qui, proprio nel ritornello, l’ironia gaberiana è finalmente liberata del tutto. Con due versi magistralmente semplici si afferma come  le donne non siano da temere. È la coda di paglia verso ciò che le circonda che qui viene messa alla berlina, grazie anche al modo di cantare cui Gaber ci ha abituati. Tagliente come pochi, a questo punto suggerisce una fuga verso lidi dove il problema donne non c’è. Affrontare la situazione rende affranti. Magari vi è anche la volontà di intervenire, ma le idee a riguardo sono poco chiare e su questa incertezza si fallisce nel tenere saldamente le proprie posizioni, poiché appunto:

È  anche logico che in una coppia normale ognuno sostenga la propria ragione
Che anche nel gioco sessuale sia sempre in agguato la competizione 

La prevaricazione insita nel sessismo è atavica. Per scardinarla non bastano delle buone intenzioni: dietro ci devono essere delle idee estremamente solide. Basta un’incertezza per far sì che si venga sopraffatti dallo spirito di competizione. Il problema è che la stessa incertezza è necessario si insinui nella mente dell’uomo, affinché sia lui a mettere in dubbio la sua posizione di dominanza. Facciamo due passi avanti, magari, ma poi ci sarà sempre un uomo che per “machismo” ne farà uno indietro.

Certo hanno poco potere
E questo è ingiusto e volgare
Ma quando un giorno lo avranno
Cosa faranno, Dio solo lo sa 

 Il rischio di una canzone come Le Donne di Ora era sicuramente quello di scrivere qualcosa di banale, una forte affermazione che però sarebbe rimasta lettera morta. Gaber invece è stato capace capace di entrare nel profondo. Questo era forse il suo maggior pregio. Anche perché il frutto del suo pensiero veniva estrinsecato con estrema leggerezza, che, a fianco del peso del contenuto, fa dell’autore un faro di comunicazione. Ascoltare Gaber insegna, perché contiene tanto, ma te lo regala con un gesto. Spesso, quando si scrive, si cerca di essere o bianco o nero. Si cerca nella certezza la forza del proprio pensiero e del proprio contenuto. Gaber ha invece fatto delle mezze tinte una formidabile arma retorica.

Vorrei tanto inventarmi una vita
Che non sia così stanca e avvilita
Ma al momento non sono sicuro
E se penso un po’ al futuro mi sento un po’ giù

La forza del suo pensiero è data appunto dal fatto che chi lo canta non assurge a bocca della verità, ma è il primo a mettersi in gioco, ammettendo debolezze e dubbi. Pensare tra l’altro che tutto ciò sia stato scritto nel 2002 è sconvolgente, è emblematico di come nessuno, per quanto se ne sia parlato per quindici anni, abbia la forza di accogliere le donne di ora, perché, ieri come oggi, fanno paura agli uomini.

Sono stato imprudente
Non dico più niente
Da tanta paura che ho 

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