È con immenso cordoglio che la redazione di ROA annuncia la dipartita dell’editor e autrice Claudia Campana. La giovane, ventiquattro anni, è stata trovata questa mattina nella sua abitazione di Milano.

Appassionata di letterature di qualsivoglia paese, Claudia è morta così come ha vissuto: tra i libri. Il tragico decesso è infatti avvenuto a causa del crollo di una delle numerose librerie presenti nella sua camera. Apparentemente, Claudia stava cercando di arrampicarsi sugli scaffali per raggiungere il libro desiderato quando l’irreparabile è avvenuto.

Non c’è tuttavia da stupirsi troppo per la dinamica dell’incidente: considerata la statura tutt’altro che notevole della giovane e la sua avversione per scalette e gradini (nonché la sua proverbiale pigrizia), appare più che plausibile che la nostra editor abbia preferito arrampicarsi tipo scimmia in precario equilibrio invece che andare a prendere la scala in cucina.

Inoltre, è con infinito dolore che la redazione informa che la causa del decesso sembra essere dovuta a un mattone di storia estetica giapponese, che ha colpito la vittima in piena testa causandone la morte. Si ricorda, in questa sede, come Claudia amasse intrappolare ignari amici e conoscenti per parlare della sua incomprensibile passione per il Giappone e la sua cultura. Chiunque l’abbia conosciuta potrà ricordare una disquisizione su qualche manga o leggenda del Sol Levante. Gli amici piangenti hanno sottolineato più volte come “questa sua stranezza le avrebbe portato solo guai, glielo dicevamo sempre”.

Membro fondatore di ROA, Claudia verrà ricordata per gli spaventi causati nell’andare in giro quando spariva tra la folla per via della sua bassa statura e veniva data per dispersa, per la sua lotta estenuante alla punteggiatura usata alla cavolo di cane e per le misteriose sparizioni in cui, a detta sua, si ritirava in solitudine per ritrovare l’equilibrio interiore.

In memoria della cara collega, la redazione stamperà e distribuirà il prontuario delle correzioni da lei stilato, intitolato: “Leggete, somari. Che le norme redazionali sono poche e a prova di scemo; ancora non mi capacito di come riusciate a sbagliarle”.

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