In un trafiletto in sedicesima pagina, il quotidiano Le cronache padane ha dato ieri il triste annuncio: la dipartita del noto scrittore di ROA, Nicolas Campagnoli.

La notizia, giunta come un fulmine a ciel sereno, non ha concesso alla redazione, ahimè, di stendere un necrologio adeguato. Tuttavia, affinché il suo nome rimanga per sempre legato alle sue stesse parole, ci è sembrato opportuno ricordarlo con l’ultima poesia lasciata dall’autore, ritrovata sulla sua scrivania. Ad accompagnarla solo un biglietto scritto a mano, recante una succinta frase: “visto che non avrete preparato niente, me lo scrivo da solo il necrologio”.

Alla redazione è sembrato giusto rispettare le ultime volontà del collega scomparso.

 

Ventitré anni aveva Nicolas, tempra remissiva,

molta cultura e gusto per sciocchezze d’inchiostro,

non troppo cervello, altrettanta morale, scarsissima

chiaroveggenza: era il vero figlio del nostro tempo.

Durante lo studio grave, bianchi prati arava

con bianchi buoi, dolci compagni, e nere semenze gettava:

l’analisi e il sofisma fecero di quest’uomo

ciò che le fiamme fanno ad un arbusto al vento.

La Vita – diceva – prima o poi qualcosa concede.

Per anni aveva sognato un’amore che non venne,

sognava il suo struggimento per attrici e principesse,

oggi invece ha per amante una cameriera diciottenne.

Ma si sa, la voce è poca, e l’Arte troppo immensa

per un uomo, perché il Tempo – mentre vi parlo! – fugge,

(pensa Nicolas in disparte, sorride, e di meglio aspetta).

Intanto vive. Un giorno è nato. Un giorno morirà.

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