Ci lascia prematuramente Valeria Pagani, 23 anni senza sentirli. Dopo essersi addormentata nel suo appartamento la notte del 7 aprile, non si è più svegliata: sembra non abbia retto il tour de force di due feste di laurea nello stesso giorno. Il fidanzato l’ha trovata il pomeriggio dell’8 aprile e, a sua detta, sembrava che “dormisse come un sasso”.

Sempre in prima fila per fare polemica e contraddire, una vera maestra nell’arte di precisare e puntualizzare, senza un vero motivo, solo per il gusto di farlo.

Complaining for complaining’s sake.

La redazione di ROA la saluta ricordandola con affetto. Sarà difficile proseguire la propria esistenza senza più una persona che ricordi di pubblicare gli articoli o che cerchi di mettere d’accordo tutti per trovare un giorno per le riunioni.

Valeria credeva di poter cambiare il mondo facendo cose e incontrando gente. Sovente si dilettava nel prendere aperitivi al Todos a Cuba, fumando Camel, o nel passare goliardiche serate in birreria. Passava da casa solo per dormire, il che non è poco, perché dormiva una media di 10 ore al giorno, tantoché fidanzato e amici temevano fosse narcolettica. Amante della vita mondana, non perdeva l’occasione per uscire e chiacchierare e chiacchierare e chiacchierare.

Alcuni la trovavano simpatica, altri insopportabile. Punti di vista.

Abile nell’arte della retorica da bar cercava sempre di farsi fare sconti “perché questi non mi fregano”. Instancabile motivatrice e sostenitrice delle cause perse, era un punto di riferimento per amici e famiglia. Sempre con la risposta pronta e le idee chiare dispensava consigli a tutti, anche e soprattutto a chi non li chiedeva.

Fondatrice dell’associazione “No alle profumiere”, aveva iniziato a fare campagne di sensibilizzazione alle sue amiche per non illudere gli sfortunati ragazzi che avevano chiesto loro di uscire.  Nella sua vita Valeria aveva fatto del bene, facendo appassionare decine e decine di persone a Boris e a Twin Peaks, da lei ritenuti capisaldi dell’intrattenimento contemporaneo e fonti di grandi lezioni di vita.

Amava andare a teatro e al cinema, motivo per cui era sempre alla ricerca di qualcuno che l’accompagnasse. Negli anni era riuscita a trasmettere la sua passione e ad essere conosciuta come “l’amica che va a/fa teatro”.

Grande abitudinaria, ma al contempo con lo spirito dell’esploratrice, aveva il sogno di diventare habitué dei bar del mondo. Le sarebbe piaciuto poter entrare in un bar di una qualsiasi città e poter chiedere “il solito”. Ci stava lavorando e la redazione è certa che ci sarebbe riuscita.


La redazione non si prende la responsabilità di quanto detto, dato che è frutto della defunta. Se familiari, amici o colleghi avessero da ridire, che le inviino una raccomandata. Non esiterà a contraddirvi. 

 

 

 

 

 

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