Dopo tante peregrinazioni, tra caffè amari, panini discretamente buoni e qualche innamoramento passeggero, finalmente l’ho trovato. Ho trovato il mio locale preferito a Milano: Scriptorium cafè in via Sant’Agnese 12. Scriptorium è un caffè letterario che unisce le mie più grandi passioni: i bei libri, quelli selezionati con cura e passione, e il cibo di ottima qualità in una delle zone della città che più amo: Sant’Ambrogio.

Qualche settimana fa ho avuto modo di intervistare Pasquale e Virginia, nuovi gestori del locale che esiste già da anni. Pasquale si occupa della ristorazione e, insieme a Virginia, della scelta dei testi in vendita, del rapporto con gli editori e dell’organizzazione di eventi.

Se cercate un posto accogliente, con una piccola selezione di libri ed editori di qualità in cui mangiare bene, Scriptorium è il posto che fa per voi.

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Com’è nata l’idea di aprire un caffè letterario?

Pasquale: L’idea è stata mia, lavoro da sempre nella ristorazione. Qui esisteva già un book-crossing che però non era molto seguito; c’erano i libri ma la cosa finiva lì. Poi, siccome siamo appassionati di libri (Virginia più di me, in realtà) abbiamo detto “perché non unire l’utile al dilettevole?”. Ci piacciono i libri, li abbiamo in casa, li leggiamo… proviamo a venderli.

E con che criterio li scegliete? Gusti personali o c’è una selezione ben pensata?

Virginia: Abbiamo scelto case editrici piccole e indipendenti che ci fornissero un servizio diretto e anche un po’ di aiuto. Abbiamo proposto un progetto, raccontato la nostra idea e spiegato bene dove volevamo andare a parare. Non abbiamo esperienza come librai e quindi abbiamo chiesto anche dei suggerimenti. Alla fine abbiamo scelto alcuni titoli dal catalogo e abbiamo detto: “su 15 titoli, 10 li scegliamo noi, 5 li mettete voi come casa editrice, ci consigliate”.
P: E noi ovviamente questi libri cerchiamo di leggerli tutti!

21728446_1149417755190240_3664986345622515825_nAh, wow!

P: Anche se è un po’ difficile.
V: Ci proviamo! Comunque ci affidiamo a case editrici che comunichino con noi, leggano la nostra mail e capiscano cosa vogliamo fare.
P: Altrimenti è facile: si ordinano e finisce lì. Di tuo però non metti più niente, non c’è il rapporto con la casa editrice… La NN, per esempio, ci ospitò nella loro sede quando il progetto era ancora agli inizi. Sono stati i primi a risponderci

 

Ed era un vostro sogno, quello di avere un’attività come questa?

V: A me sarebbe sempre piaciuto lavorare con i libri. Io nasco interprete e traduttrice, quindi i libri…
P: Li beve come l’acqua!
V: Esatto. Volevo dare ai libri quel ruolo un po’ da protagonista che hanno in casa nostra. Abbiamo un monolocale, e tra noi due e i libri forse occupano più spazio loro.
P: All’inizio volevo aprire un locale con degli amici, poi ci sono stati dei ripensamenti… Io però ormai ero già deciso, non potevo farmi sfuggire questa occasione. Non è stato facile, ma lo volevo fare.

Come si è rivelato essere sia librai che baristi?

P: Non è facile coniugarlo, ma se ti piace questo mondo è molto bello. Io sono nella ristorazione da vent’anni, quindi questo lavoro mi piace. Non riesco a fare altro.
V: Ora siamo molto esaltati per i panini del mese. A lui è venuto in mente l’idea, poi ci siamo chiesti come chiamarli? Io ho detto, “leghiamoli ai libri che abbiamo qui”. Mettiamo una piccola descrizione del libro che prendiamo dal sito della casa editrice (per essere i più oggettivi possibile) e gli diamo un nome. A volte li abbiamo chiamati come il titolo del romanzo, altre come i personaggi.
P: Ricerchiamo l’ingrediente nel libro.

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Il panino del mese ispirato a “Il rubino intenso dei segreti” di Viviana Picchiarelli, Bertoni Editore.

Ho visto che organizzate anche degli eventi…

P: Sì, presentazioni di libri di gente più o meno nota. Mettiamo a disposizione il locale e basta, senza chiedere niente in cambio.

Ed è una cosa che fate mensilmente?

P: A febbraio abbiamo organizzato sei eventi, il prossimo mese ne abbiamo già due in programma. Dipende dalle richieste. Molte sono autoproduzioni: ci sembra carino poter offrire uno spazio, e uno spazio noi ce l’abbiamo. Loro hanno il libro… mettiamo insieme le due cose.

E lo presentate voi il libro? Come funziona?

V: Noi offriamo lo spazio e la promozione sui social. Ma generalmente poi lasciamo agli autori e alla casa editrice che li segue l’organizzazione dell’evento. Attivamente, questo locale lavora con i libri da settembre. Quindi non abbiamo ancora quel seguito, quel pubblico che garantisce la presenza.
P: Sì, per esempio cuciniamo tutto noi. Ci vuole tanto impegno. Il nostro interesse quando ospitiamo gli eventi è anche quello di farci conoscere, di favorire l’utilizzo della sala e perché no, anche imparare questo mestiere pian piano. Per esempio, quando c’è stato Book City ci hanno dato delle belle dritte, abbiamo ospitato una presentazione in cui l’editore è stato molto presente. È stato uno scambio mutuo.

Ne sono nati tanti negli ultimi anni, di caffè letterari…

V: Molti però non sono caffè letterari, sono librerie con bar e viceversa. C’è proprio una fruibilità diversa del libro. Sono concetti diversi. Il caffè letterario è un bar in cui i libri sono ovunque. Qui la clientela si può mettere a leggere o comprare un libro, ma non è detto che i libri siano in vendita nei caffè letterari. La libreria con spazio bar è un trend abbastanza normale e recente.

Qui prima come funzionava? Cosa avete mantenuto e cosa cambiato?

P: Prima qui c’era un book-crossing. C’era uno scambio di libri, troppo poco curato però.
Ci vuole una piccola selezione. Abbiamo scelto di mantenere quelli di consultazione al piano di sotto – che si possono prendere e leggere tranquillamente – abbiamo però eliminato saggi religiosi, manualistica… altrimenti sembrano messi lì perché ce li avevamo! Serve della varietà. Prossimamente contiamo di organizzarlo meglio, abbiamo delle idee, ma anche tante cose da fare. Meglio una cosa per volta fatta bene.
Il nome Scriptorium l’abbiamo tenuto perché ci piaceva, vedevamo tanta potenzialità nel locale, aveva solo bisogno di un po’ d’amore.

Quindi il vostro obiettivo è creare uno spazio dove ci siano sia libri, quindi una libreria…

P: Piccola libreria!
V: Microlibreria!

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…e poi uno spazio dove poter leggere tranquillamente.

V: Esatto. Sarebbe proprio carino se diventasse una cosa sentimentale. Anziché buttare un romanzo ci piacerebbe che i clienti lo portassero qui. Almeno vedi dove va a finire. Lo lasci qui e sai che qualcuno lo leggerà.

Ora qualche domanda un po’ perfida pensata da membri della redazione piuttosto creativi: Descrivete il locale con cinque superlativi assoluti.

P: Io no.

Dai, tre lei e due te!

V: Accoglientissimo.
P: Buonissimo. Freschissimo.
V: Casalinghissimo e… giovanissimo! C’è della potenzialitatissima, quindi.

Se Scriptorium fosse un libro?

V: Cani Selvaggi di Helen Humphreys, che è il libro che ci ha fatti conoscere, ed è diventato un tatuaggio.
P: è il primo che ci viene in mente se ci fai una domanda del genere. È un libro che parla di amori selvaggi, non necessariamente in senso negativo.
V: Le persone in generale vengono accostate ai vari cani selvaggi. Nel libro ci sono tanti tipi di cani e tanti tipi di persone. È bello perché anche in un bar di persone se ne incontrano tante, e qui ci sono anche tanti tipi di libri.

Ok, perdonatemi, ora però subentra la mia curiosità. Ma come vi siete conosciuti? E il libro?

P: Io lavoravo a Milano, sempre nella ristorazione, poi mi sono spostato a Cinisello, poi a Pavia. Poi sono tornato a Milano, sulla Darsena, in un laboratorio di pasticceria. Ho trovato casa vicino a De Angeli, di fronte ad un bar. Andavo lì a bere una birra e leggere un libro. Lei era cliente di questo bar.
V: Sono nata in quella zona.
P: Abitavamo nello stesso cortile, piano piano ci siamo conosciuti e ora viviamo insieme, con i nostri libri. Avevo appena finito Cani Selvaggi

E se fosse un dolce del vostro menu? Che tra parentesi, sono buonissimi…

P: Grazie. Il Ciambellone di semi di papavero e arancia. È comune, ma anche diverso dal solito. Nel nostro menu è un po’ così, ci sono piatti che trovi anche in altri bar: gli accostamenti degli ingredienti però sono particolari.

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Siccome noi siamo una rivista Milanese al 100%, se Scriptorium fosse un quartiere? De Angeli, immagino!

P/V: Sì!
V: Io poi ci sono cresciuta da quelle parti. Sotto casa c’è tutto, funziona un po’ come un quartiere vecchio. Ho vissuto dieci anni all’estero, ma quando sono tornata, sono tornata lì. A Milano non mi vedo vivere da nessun’altra parte.

Perché un cliente dovrebbe tornare qui?

V: Perché ci sono un casino di panini, ad esempio, e purtroppo è difficile mangiarne più di uno. Le persone ci mettono tanto tempo a scegliere cosa mangiare, vuol dire che sono indecise. La mia domanda è: perché non tornare in un locale che ti è ha messo così in difficoltà nella scelta?
P: Ora esce il mio egocentrismo… a Milano è difficile trovare un panino con la tartare di manzo fresco a pranzo! E lo dico perché ho lavorato in tanti posti diversi in questa città. Facciamo ogni panino al momento, non li abbiamo preparati dalla mattina.

E per quanto riguarda l’aspetto libri?

V: Perché ci affidiamo a case editrici che spesso in una libreria grande non trovi, o di cui trovi solo i titoli più recenti. Abbiamo delle case editrici che lavorano tanto, che si impegnano in prima persona. Hanno autori e traduttori bravissimi, si impegnano con i librai… come NN, ad esempio. Come per gli ingredienti che utilizziamo ci informiamo anche su gli editori e sugli autori dei libri che ci interessano. Altrimenti si passa attraverso i canali tradizionali.
P: Solo una casa editrice non riusciamo ad avere…
V: Ma prima o poi…
P: Iperborea. Io ne ho letti quattro o cinque, lei ormai ha perso il conto! Bisogno di libertà di Larsson ci è piaciuto tantissimo. Tanto che è diventato un tatuaggio. Per Larsson la libertà è fare quello che gli piace, è il matrimonio, è essere padre, non è una costrizione.
V: Libertà non è solo fare gli hippie in giro per il mondo.
P: è uno stato mentale.

 

Tutte le fotografie sono di Scriptorium cafè.

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