Perché Storia della mia ansia di Daria Bignardi è da considerarsi un buon libro

Non avevo mai letto nulla di Daria Bignardi.

Ho aperto questo libro da scettica, per timore di ritrovarmi catapultata dentro la sua autobiografia, una sorta di libro-testimonianza, dal momento che non molto tempo fa, la stessa aveva raccontato di aver avuto e sconfitto un tumore.

Le mie paure erano inutili.

Il romanzo (che pure avrà spunti autobiografici, Lea, la protagonista, assomiglia a Daria) ha una sua coerenza narrativa molto forte. “Sta in piedi”, potremmo dire, senza bisogno di tirare in ballo la veridicità vera o presunta della storia che si racconta.

Insomma, chissenefrega se Lea è Daria oppure è solo Lea, ovvero un bellissimo personaggio di fantasia.

Anche Lea ha affrontato un tumore, l’è stato tolto, sta facendo la chemio, con tutto ciò che la chemio comporta: dolori, nausea, ma soprattutto la rimessa in discussione di sé e delle proprie priorità, del proprio lavoro, dei propri rapporti.

Ecco. I rapporti.

Il punto forte (anzi fortissimo) di questo lavoro è proprio qui: la narrazione vera, sincera, credibile, dei rapporti umani. Guardate, non è facile parlare di rapporti in modo non stereotipato. Bisogna essere bravi a scrivere, a capire e conoscere l’animo umano. E la Bignardi ce la fa.

I suoi personaggi reggono per tutta la durata del racconto, senza cadute, senza perdere ciò che sono.

Mi spiego.

Quando leggo un libro (scusate la pedanteria, ma è deformazione professionale da malata di libri, libraia, docente, studiosa etc etc) la cosa che odio di più è l’incoerenza narrativa, ovvero: un personaggio è stato così per trecento pagine, a pagina trecento uno fa qualcosa che MAI avrebbe fatto! Se non fosse che l’autore, (spesso e volentieri succede) si è cacciato in qualche vicolo cieco dal quale non sa come tirarsi fuori.

Ecco, lì parte davvero il “lancio del libro”, perché da lettrice mi sento presa in giro.

Scusate la divagazione, ma era necessaria.

Lea, invece, è una donna tridimensionale, anche se forse esiste solo sulla carta, e anche i personaggi che le ronzano intorno lo sono. Suo marito, ad esempio. Shlomo. Israeliano. Anaffettivo totalmente.

O Luca, un ragazzo conosciuto a fare le chemio.

Non pensate di conoscere già l’evoluzione di questa storia, perché non è così banale.

A volte, come succede nella vita, noi amiamo chi ci sta accanto anche se lo vorremmo diverso, o vorremmo che ci amasse in modo diverso. Quando subentra una malattia i rapporti possono diventare più difficili, possono complicarsi, o rimanere come sono. I finali sdolcinati li lasciamo per le commedie d’oltreoceano.

La vita vera, spesso, è un’altra cosa. È amarsi anche se a tratti ci si odia, è restare.

Non sempre i grandi amori sono fuori, alcune volte li abbiamo già lí, nell’altra metà del letto.

Leggetelo senza pregiudizi, se vi va. Troverete una narrazione onesta.

E l’onestà (anche quella intellettuale) è sempre una gran bella cosa.

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Silvia Spinelli

La recensitrice libresca. Classe 1988, nordica per caso. I libri sono letteralmente la sua vita, ci abita dentro da sempre: prima come lettrice, poi come studentessa appassionata di Letteratura e Linguistica a Milano, ora come libraia. Adora la letteratura italiana, i racconti brevi, il cinema, ma soprattutto il teatro, la passione di una vita, su e giú dal palco. Non guarda serie tv e spera che dopo questa affermazione continuerete comunque a leggerla con affetto. Sogna di continuare a fare esattamente ció che fa.

3 risposte a "Perché Storia della mia ansia di Daria Bignardi è da considerarsi un buon libro"

    1. Ciao Vincenza grazie sei sempre molto gentile! Io racconto, per scelta, solo libri che mi sono piaciuti. Lascio ad altri (pure troppi) la gioia di stroncare a destra e a manca. La Bignardi ha scritto un buon libro, a mio avviso, che si legge in fretta, con una scrittura profonda e personaggi ben caratterizzati. Se lo leggerai, poi dimmi il tuo parere. Buona giornata, Silvia

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