Chiacchiere sul futuro del fumetto con Stefano Casini

Stefano Casini è un assoluto esperto e autore di fumetti che vive la quotidianità del fumetto italiano in qualità sia di autore di serie a fumetti (Nathan Never), che di fumetti d’avventura (Il Demone nell’Anima), che di vere e proprie graphic novel come Hasta la victoria – Cuba 1957, che avete trovato su queste pagine poco tempo fa, e Di altre storie e di altri eroi, un importantissimo lavoro sul tema della memoria ambientato in Toscana nel secondo dopoguerra.
Volendomi confrontare con un veterano del fumetto per conoscere la sua opinione riguardo la rinascente industria del fumetto italiano e il nuovo ruolo delle librerie, mi sono fatto un giro a Firenze alla sua “Accademia Nemo” per un’intervista. Ecco la nostra chiacchierata.

Vorrei evitare la solita domanda “chi sei, come ti sei formato e perché disegni” per arrivare direttamente al punto. Come ti trovi all’interno della realtà del fumetto italiano di oggi, dove a muovere gran parte del “circo” sono giganti come Ortolani o Zerocalcare mentre le nuove leve devono trovare sempre modi alternativi di arrivare sugli scaffali?

Già quando tu parli di autori grossissimi la mia mente è da un’altra parte. Non per sminuire il lavoro di questi autori, ma per me “un gigante” è qualcuno che ha provato il suo valore dal punto di vista creativo in anni e anni di lavoro. Per Ortolani si può fare un discorso diverso perché è da tempo che produce e che piace ad un pubblico abbastanza eterogeneo, per cui è giustamente considerato un capitano di lungo corso, mentre per gli altri, tra cui metterei anche Sio o Bevilacqua, il discorso è un altro. Qui si parla di grandi numeri e di grande pubblico. Ogni autore si crea piano piano la sua cerchia di pubblico e loro ora hanno la fama che hanno perché ci sono riusciti e, per ritornare al rapporto dei giovani con il mondo del fumetto attuale, questa mi sembra la strada migliore che un autore emergente possa intraprendere perché non esiste più il paracadute del personaggio seriale sotto cui potevi ripararti per farti una professionalità da disegnatore o sceneggiatore.
Oggi la graphic novel impone un’ossessiva ricerca di una piattaforma di pubblico su cui anche basare le eventuali successive produzioni. Il rischio però è che una volta trovato il pubblico l’autore, per mantenerselo, debba auto-condizionarsi per restare vendibile.

Stefano Casini - PH Riccardo Lichene© R Roa Rivista Online D'avanguardia

E il ruolo delle graphic novel in questo percorso, come modo di fare e di pensare un’opera a fumetti, quale può essere?

Mi fa molto piacere che questa nuova ondata di pubblicazioni stia riportando il fumetto nelle librerie con spazi e collane sempre più grandi. Di contro, però, c’è il problema dello svuotarsi delle edicole, perché al riempirsi di fumetti delle librerie non corrisponde una rinascita dell’edicola come punto vendita. Se da un lato si acquista del prestigio dal punto di vista autoriale perché la libreria è considerata dalla società italiana come un luogo di accesso alla cultura superiore rispetto all’edicola, di contro perdi quantitativamente e numericamente la tua vera forza vitale perché la vera forza del fumetto è sempre stata la sua popolarità.

 

Mi piacerebbe approfondire questo rapporto con l’edicola e questo dualismo che si sta creando oggi.

In realtà una volta non c’era alcun dualismo, perché erano due universi abbastanza distinti. C’è stato un periodo storico, in particolare per te che sei di Milano in cui il punto fermo per la divulgazione dei libri era la “Milano Libri” all’inizio di via Meda accanto alla scala; era una libreria molto orientata sull’arte ed è stata la prima a iniziare a distribuire libri a fumetti cartonati un po’ alla francese all’inizio della produzione del fumetto d’autore con Battaglia, Toppi Giardino, Magnus/Raviola, Pratt e Manara negli anni ’70. In quel periodo le realtà convivevano perché dalle riviste d’autore le strisce venivano pubblicate in libri che avevano le librerie come naturale destinazione. Nessuno toglieva niente all’altro, convivevano. Ma con la scomparsa delle riviste d’autore alcuni sono emigrati all’estero come Pratt mentre altri sono stati assorbiti dalle case editrici popolari come Bonelli che andavano in edicola. Ora ci ritroviamo in un momento di reflusso in cui i ragazzi non leggono più fumetti e in un’Italia in cui non si legge quasi più, quella del fumetto popolare assume sempre di più i connotati di una battaglia persa. Come in tutte le battaglie però, quando si vede che si sta perdendo un bastione ci si ritira verso un castello più interno e magari più facile da difendere e questo caposaldo da difendere è la libreria per difendere con essa la dignità del fumetto.

Stefano Casini - PH Riccardo Lichene© R Roa Rivista Online D'avanguardia

Quindi, in questo ambiente, che destino vedi per il fumetto in generale?

Io mi auguro di tutto cuore che il fumetto possa diventare un qualcosa di trasversale, nel senso che attraverserà trasversalmente il pubblico e raccoglierà sia i lettori di fumetti che i lettori in generale che una volta leggeranno un libro ed una volta un fumetto apprezzando la storia, ma anche i designi. Non ci sarà più quindi quella dicotomia tra lettori di libri (che per tradizione e imposizione scolastica devono distanziarsi dai fumetti ritenuti un prodotto culturale più basso) e lettori di fumetti (che da sempre hanno letto anche moltissimi libri) ma, come fanno in Francia, consapevoli del valore anche scolastico del fumetto, ci potrà essere un panorama letterario di cui il fumetto fa parte a pieno titolo.

 

Per tornare a una piccola parte della domanda iniziale, qual è secondo te il modo migliore per arrivare sullo scaffale?

Oggi il problema non è più stampare, ma vendere e sapersi distribuire: già in Francia si è riscontrato questo problema per cui in libreria sotto gli occhi di tutti ci finiscono i grandi nomi mentre gli emergenti restano di costola e senza speranze. Per rimediare, gli editori hanno investito in una serie di festival in tutta la Francia proprio per promuovere il contatto autore-lettore con un discreto successo grazie ad un tessuto culturale di interesse per il fumetto tale da assorbire con piacere decine di festival ogni anno più o meno grandi. A quel punto diventa davvero importante entrare in questa carovana che movimenta costantemente l’interesse per il fumetto e i suoi ambasciatori.

Stefano Casini - PH Riccardo Lichene© R Roa Rivista Online D'avanguardia

Per quanto riguarda quegli autori che alla carta stampata ci sono arrivati ma hanno cominciato sulla rete e che lì basano la loro fanbase, ma soprattutto i numeri per poi venderla quella carta stampata, sono pionieri o rottamatori secondo te?

Io penso che ormai oggi i “followers” siano indispensabili per sopravvivere e soprattutto poi per la carta stampata. Non c’è dubbio che la rete e i social siano una grandissima vetrina che permetta a tutti di mostrare il proprio lavoro e di conseguenza coloro che riescono ad emergere e a calamitare l’interesse di così tante persone in questo mare magnum, sono bravi e meritano un’occasione.
Nella rete non ci sono intermediari. Un editore e un libraio sono coinvolti in un infinito processo di contrattazione per la visibilità, ma quando sei sulla rete hai potenzialmente infinita visibilità e soprattutto un rapporto diretto con il pubblico.
Usare questo metodo per determinare una qualità intrinseca dei lavori mi sembra azzardato e bisognerebbe andare ad analizzare caso per caso; però sono convinto che chi riesca ad attirare l’interesse di così tante persone lo faccia per merito e non per casualità o spinte di vario genere.

Se posso un’ultima domanda sul rapporto con l’edicola; è possibile creare questo ibrido tra il tipico prodotto da edicole (supereroi/Dylan Dog ecc…) e il rinascimento del fumetto librario?
A me viene in mente l’esempio di Lavennder di Giacomo Bevilacqua, uscito in edicola con Bonelli ma della penna di un autore che ha una forte base online con i suoi fumetti di panda ma anche una fortissima presenza in libreria (In Italia e all’estero) con Il suono del mondo a memoria

Innanzitutto, bisogna comprendere che alla Bonelli, dopo la morte di Sergio, ci sono stati degli evidenti cambi di direzione dovuti principalmente al fatto che il mercato dell’edicola è sostanzialmente arrivato ad un livello che, ai tempi di Sergio, non era neanche prevedibile.
I numeri parlano chiaro, nel senso che non ci sono numeri perché è cambiato il ruolo anche sociale dell’edicola. La mia generazione ci viveva intorno al giornalaio come universo informativo, perché in ogni edicola trovavi sempre le stesse cose, mentre oggi ogni edicolante è un commerciante sostanzialmente autonomo che decide cosa vendere. Il punto forte dell’edicola, quindi della rete distributiva che offriva era che era una vetrina per tutte le età perché bene o male, per un motivo o per un altro tutti andavano in edicola mentre oggi ci trovi solo le massaie per il gossip, gli anziani per il quotidiano locale e qualche ragazzo che però compra le carte da gioco non più i giornalini. Bevilacqua il massimo che può fare è riportare i suoi lettori in edicola, ma una volta preso il suo fumetto dubito che resteranno.

Stefano Casini - PH Riccardo Lichene© R Roa Rivista Online D'avanguardia

Volevo concludere con un paio di domande sulle tue opere che usciranno nel corso di quest’anno: a cosa ti sei ispirato in particolare per quanto riguarda l’interazione dei tuoi personaggi con un contesto storicamente accurato come può essere quello della rivoluzione cubana o gli anni 70 per il tuo ultimo lavoro?

Io provengo dal mondo della fantascienza e dopo 30 anni passati a disegnare Nathan Never o altri soggetti fantascientifici (che chiariamoci, mi sono piaciuti da morire e, soprattutto all’inizio erano la proverbiale ultima frontiera del disegno) ho sentito il bisogno di un’immersione di realtà e ho trovato nella Storia una miniera di narrazioni, eventi ed avventure davvero incredibile e, purtroppo, molto poco sfruttata. I miei protagonisti sono sempre inventati, ma li ho voluti far interagire con personaggi e contesti storici per separarmi un po’ da quell’aria didascalica che avvolge i prodotti storici di largo consumo e ridare un approccio più narrativo a dei momenti storici davvero ricchissimi. Mi sono molto divertito a visitare posti e incontrare gente per creare personaggi sempre più ricchi e “rotondi” proprio perché ispirati a persone vere. Ricordo un’operazione bellissima fatta da Bonelli a metà degli anni 60 che era La storia del west a fumetti di Gino d’Antonio in cui personaggi storici e di finzione interagivano secondo timeline di eventi realmente accaduti rendendo una materia che può risultare ostica come la Storia qualcosa di estremamente piacevole.
Questo stesso aspetto ha contribuito alla nascita di La lama e la croce ambientato nella guerra dei 30 anni che per complessità e cronologia è veramente indigeribile.

 

Ti posso rubare giusto una piccola anticipazione sulla tua nuova graphic novel che uscirà al prossimo Lucca comics?

L’idea che sta alla base è quella di raccontare un’adolescenza diversa: senza smartphones, senza internet e contestualizzata in un contesto sociale e politico studentesco molto diverso da quello attuale.  È una storia molto personale e che, come molte mie graphic novel, sento molto mia quindi spero davvero di riuscire a comunicare ben più del solito “qualcosa” con questa mia opera.

 

Non vedo davvero l’ora di leggerla, grazie per il tempo che mi hai dedicato e noi ci ridiamo appuntamento a Lucca giusto?

Assolutamente si!

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Riccardo Lichene

Quello che viaggia, lo storico e il fumettologo. Suono nel tempo libero, scrivo in quello che resta e quando non bastano le parole sfodero la macchina fotografica. Residenza attuale: via labirinti mentali.

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