Freddo, gelo, neve…voglia di polpettone in salsa polacca? Eccovi Pornografia, romanzo di Witold Gombrowicz!

 

Il mio incontro con Pornografia è avvenuto a teatro, qualche anno fa.

Luca Ronconi aveva deciso di realizzare una trasposizione teatrale di questo romanzo, ma alla sua maniera: in pratica, la forma “romanzo” è rimasta tale anche sulla scena. Intenso, ma molto faticoso da seguire (nonostante un cast eccezionale).

Sì, perché quest’opera così particolare tutta in salsa polacca si presenta anche di difficile lettura, ma la fatica viene ripagata dalla profondità della riflessione che suscita nel lettore.

Partiamo proprio dal titolo, Pornografia.

Questa parola oggi è ampiamente adoperata, noi siamo immersi nella pornografia di ogni tipo (che, ricordiamo, è una parola che deriva dal greco e che significa “rappresentazione di una prostituta, disegno di una prostituta”).

Ecco, nel 1960, anno in cui Gombrowitcz ha scritto quest’opera, la parola non veniva adoperata così spesso, e deve aver suscitato non poco scalpore (ricordo che il romanzo è stato pubblicato da Feltrinelli, in Italia, e al momento risulta non disponibile).

Eppure.

Eppure nel romanzo non assistiamo a nessuna scena neanche lontanamente pornografica.

E qui inizia il bello.

Perché questo titolo e di che cosa parla il polpettone in salsa polacca?

La pornografia c’è, ne è impregnato tutto il racconto. Ma vediamo in che modo.

Polonia, 1943. Witold e Fryderyk, due uomini che condividono gli affari, vanno in campagna presso il proprietario terriero Hippolyte S. Qui conoscono la figlia del proprietario, la sedicenne Henia, promessa sposa ad un giovane avvocato. A dare una mano ad Hippolyte c’è il giovane garzone Karol. Karol ed Henia sono amici fin da piccoli, sono come fratelli, non vi è alcuna malizia tra loro, né attrazione.

E allora la pornografia dov’è? non c’è nessun intreccio torbido, nessuna storia di tradimenti, niente di niente? Solo polpettone in salsa polacca?

No.

La pornografia è nella testa dei due uomini, in particolare di Fryderyk. Sono lui e Witold a voler vedere malizia laddove non c’è e a voler per forza far avvicinare Henia e Karol, trasformando una situazione di tranquillità (relativa, la Polonia è occupata, siamo pur sempre nel 1943) in tragedia.

E qui scatta la riflessione interessante. Scrivere un romanzo intero sulle intenzioni malsane dei due protagonisti. Quanta pornografia abbiamo in testa? Come fare quando la malizia non c’è, ma è negli occhi di chi guarda? E perché due uomini adulti, quasi anziani, si appassionano in modo morboso a qualcosa che non esiste nemmeno, un sentimento, una passione che non sono nemmeno contemplati dai due giovani?

Perché loro giovani non sono più. La visione della gioventù in Henia e Karol diventa motore di perversione. Entrambi vogliono “sporcare” un sentimento e un rapporto che si basa su affetto sincero, ma non su attrazione sessuale.

In un’epoca come la nostra, direi che una riflessione di questo tipo è attualissima.

Gombrowicz ha scritto e predetto nel 1960 il mondo pornografico nel quale viviamo oggi: un mondo popolato dalla noia profonda che va combattuta ad ogni costo, in particolare attraverso la pornografia in tutte le sue forme. Non sempre pratichiamo e viviamo le cose in prima persona (pensiamo pure al sesso), ma vi rimandiamo attraverso uno schermo. Siamo diventati pornografici nell’esporre noi stessi, il cibo che mangiamo, la nostra intimità. Ci esponiamo e sporchiamo un po’ di noi stessi.

Non è forse più pornografia questa di una foto realmente pornografica?

Meditate, gente, meditate! (e leggete)

 

In foto: i protagonisti della trasposizione teatrale di Pornografia, Riccardo Bini e Paolo Pierobon. (foto tratta dal sito: http://www.piccoloteatro.org)

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Silvia Spinelli

La recensitrice libresca. Classe 1988, nordica per caso. I libri sono letteralmente la sua vita, ci abita dentro da sempre: prima come lettrice, poi come studentessa appassionata di Letteratura e Linguistica a Milano, ora come libraia. Adora la letteratura italiana, i racconti brevi, il cinema, ma soprattutto il teatro, la passione di una vita, su e giú dal palco. Non guarda serie tv e spera che dopo questa affermazione continuerete comunque a leggerla con affetto. Sogna di continuare a fare esattamente ció che fa.

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