Raccontare l’arte: Kuniyoshi, “Bakeneko”

 

“Miao, quanti segreti si celano nel diario del padrone. Quante marachelle, miao.”
“Concentrati tu! Abbiamo poco tempo. Tra poco albeggerà.”
“Miao, c’è tempo, Capo. Sei sempre così arrabbiato.”
“É perchè ho a che fare con due incapaci come voi. Tu Ryushi, hai in mente di darci una mano per caso?”
“Miao, lascialo in pace, Capo. Mi piace quello che sta suonando, ed è più utile lì che qui sul quaderno. Guarda Capo, miao, ho trovato quello che fa per noi. Miao. Sarà proprio un bello scherzetto”
Capo si leccò i baffi, sornione.

Washi Watanabe commise tre errori nella sua vita. Il primo fu quello di tenere un diario, dove annotava con dovizia di particolari ogni sua giornata. Il secondo fu quello di avere una figlia da una donna che non era sua moglie. Il terzo fu dar da mangiare ai suoi tre gatti tanto da farli diventare grandi come buoi e capaci di leggere. Ovviamente, quella sera, mentre tornava a casa, non pensava che questi tre fatti sarebbero stati la sua rovina. Pensava che il grande errore della giornata fosse l’essersi dimenticato l’ombrello a casa. Che questa pioggerellina era proprio fastidiosa.

“Tu, Miao, occupati di andare a trovare questa bambina. Prendila e portala qua, in questa stanza. Tu Ryushi starai qui, come se dovessi dirtelo. Io, quando sarà il momento porterò la padrona qua.” Miao fece un cenno di conferma con la testa. Immediatamente saltò fuori dalla finestra e spari in un battibaleno. Tre ore dopo ritornò con un sacco stretto tra i denti. Capo dormiva. Ryushi stava ancora suonando. Le note parvero calmare chi era chiuso dentro il sacco. Pure Miao, stanco dalla galoppata notturna, si addormentò.

“Tu svegliati Miao! Come fai a dormire con il fracasso che fa Ryushi?”
“Miao, scusa Capo. Ho corso tutta la notte. Miao. La bambina, sebbene piccola, miao, è molto pesante.”
“Non voglio sentire scuse! Va’ a chiamare il padrone.” Miao non aspettò la fine delle parole di Capo e corse fuori, ebbro di gioia, non vedendo l’ora di gustarsi i risultati del loro scherzetto. “Io mi occuperò della padrona”. Capo guardò Ryushi, il quale, continuando a suonare, accennò un sorriso.

“Padrona! Aiuto! Dov’è? I suoi gattini hanno bisogno di lei! Eccovi, padrona. Venga, la prego. Miao questa notte si è ferito ad una zampetta e abbiamo bisogno delle sue abili mani per la medicazione. Facciamo presto!” La padrona, allarmata dalle parole del suo gatto preferito si precipitò a seguirlo. Entrata nella stanza non trovò però il micetto ferito. L’altro c’era, che suonava come suo solito, sempre nelle stessa posizione da mesi e mesi. Il sangue, non di gatto, però, non mancava. Sul tavolino della stanza vi era il corpo di una bambina, nudo e massacrato da tagli profondi. Morto. La padrona non capiva e tremava. “Che avete combinato gattini?”
“Miao, un bello scherzetto!”
“Tu padrone, vedo che sei finalmente arrivato! Allora, dicci tu, chi è, o meglio fu, questa bella bambina?”

 

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Andrea Predieri

Andrea Predieri: quello che ascolta. Musica, chiacchiere, ma raramente se stesso. Anagraficamente classe 1993, nel cuore 1850. Studia giurisprudenza ed è un curioso patologico. Questo lo porta a vivere in un susseguirsi di sogni in cambiamento.

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