L’avevano promessa sposa ad un uomo mentre ancora si stringeva in un abbraccio dai pugni chiusi nel ventre caldo della sua dolce madre. Ti chiamerai Miyuki, aveva detto la giovane in un debole sussurro, sfiorandosi con le dita la pelle candida e l’ombelico sporgente, e la tua mamma ti amerà sempre, sempre, sempre. Hisa si era asciugata le lacrime con il dorso della piccola mano arrossata dal freddo e aveva guardato fuori dalla finestra: la neve copriva ogni cosa assorbendone il rumore, si intravedeva solo il rosso cremisi dei fiori di un albero poco lontano.

Era sotto i suoi rami che Tokaji le aveva baciato delicatamente le palpebre e le labbra schiuse prima di allargarle con i fianchi le cosce bianche. Hisa si era stretta forte al suo collo alternando a gemiti di innocente piacere, dolore sanguigno che le colava lentamente fino alle ginocchia sottili. Tokaji le accarezzava la fronte guardandola negli occhi scuri, sposami, mia Hisa, aveva detto poco prima che entrambi si abbandonassero alla gioia, sposami. Quando i fratelli maggiori ed i gelidi genitori di Hisa avevano scoperto il suo ventre gonfio sotto le sete scarlatte avevano fatto in modo che del povero ed inutile Tokaji non si sarebbe più udito nome. Hisa non seppe mai del volto gentile del suo unico amore riverso nella neve ghiacciata e lui non poté mai cantare per quella creatura che le stava germogliando dentro versi composti nelle notti insonni. L’uomo che Hisa avrebbe chiamato marito e Miyuki padre le aveva comprate a poco prezzo, togliendo alla famiglia di Hisa il peso della vergogna e guadagnandoci due giovani fanciulle che avrebbe potuto sfruttare da ogni punto di vista e oltre ogni moralità. Per trarne ulteriore profitto, l’uomo aveva già promesso in sposa Miyuki ad un giovane rampollo capriccioso, per non dire che ne aveva venduto la verginità.

Azumi, il cane dal pelo bianco che era con Hisa sin dalla nascita, le si era avvicinato con il muso alla ricerca di una carezza. Forse aveva percepito il dolore che da lì a poco l’avrebbe lacerata aprendola come un fiore. Fece attenzione a non gridare, Hisa, stringendo tra i denti l’orlo di seta del kimono. Miyuki aveva pianto subito, ed Hisa l’aveva coperta di baci delicati dopo aver reciso il cordone che le aveva unite fino a quel momento. La famiglia, che dormiva profondamente in una delle stanze dell’enorme e sontuosa casa non si era accorta di nulla, ignara che proprio in quel momento, a pochi metri da loro, una nuova vita era venuta al mondo. Hisa aveva avvolto la sua Miyuki in un pesante drappo rosso e se l’era stretta al petto. Insieme ad Azumi, avevano cominciato a camminare verso la grande città. Nevicava forte, tanto da coprire le loro impronte. Gli uccelli che l’avevano seguita in volo si diceva fossero di buon auspicio e in qualche modo Tokaji fece in modo che arrivassero a destinazione sane e salve. Il tuo papà ti amerà sempre, sempre, sempre.

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