La scena indie italiana è tremendamente prolifica. Tra band e solisti, ovunque si posi l’orecchio, si trova musica davvero interessante. Qualcuno è diventato mainstream Altri rimarranno sempre nascosti nei meandri di Spotify e alle aperture dei concerti dei big di cui sopra. In questo mare magno è possibile innamorarsi follemente di qualcuno in particolare? Beh, personalmente i miei preferiti sono gli Eugenio in Via di Gioia. Il perché? In una scena, quella indie, che sta pericolosamente virando verso il manierismo e dominata da un hipsterismo fine a se stesso, sono originali, intelligenti, ironici e hanno la grandissima qualità di non prendersi troppo sul serio. Quindi, analizziamo un loro testo.

La realtà è aumentata a tal punto da rendere esigua la fantasia

Un primo verso che riassume l’attuale società. Un mondo virtuale, che vediamo solo attraverso uno schermo. L’urgenza fisiologia di usare l’immaginazione è annichilita dalla predominanza dei social, dei loro filtri, e dall’uniformazione verso cui ci portano. Per un pugno di like rientriamo tutti negli stessi schemi imposti, nessuno è più creativo. Tanto che si arriva a non avere più niente da inventare, la cui unica conseguenza è diventare uno spettatore. Ma questa è un posizione lontana da qualsiasi cosa, come elencano gli Eugenii, con anche un paio di simpatici giochi di parole.

Non c’è limite, non c’è confine alla mia conoscenza

Con questa presa di coscienza si segna un tentativo di ribellione nello sviluppo del testo. Ci si rende conto del potenziale dentro ognuno di noi. Ma in che modo questo potenziale vive? Ce lo spiega il ritornello che dà il titolo alla canzone:

Sono un giovane illuminato da una realtà a risparmio energetico

La condizione dei giovani di oggi. Sarebbe bello vivere i fasti dell’Illuminismo, ma i tempi contemporanei non ce lo permettono. Per assurdo, i nostri led (a risparmio energetico) illuminano meno del fuoco delle candele di Voltaire e soci. Viviamo nell’epoca in cui più si ha possibilità di accrescere la propria conoscenza e di diffonderne di nuova, ma vi è una distrazione di fondo che comporta un’impossibilità nel fare ciò. Questo soprattutto a livello comunicativo, dove la band di Torino si concentra della sua seconda strofa. Cosa siamo nell’epoca del trionfo della comunicazione? Dei pesci incoscienti che navigano sì, contenti, ma appunto nella nostra incoscienza non ci rendiamo conto di quanto la comunicazione virtuale ci renda distanti. Il risultato è il contrasto tra infinite possibilità di contatto date dalla rete e la solitudine.
In maniera splendida gli Eugenio in via di Gioia coniugano i due argomenti di conoscenza e comunicazione nell’ultima strofa. La memoria è venuta meno e non siamo più in grado di parlare con i nostri avi, ne abbiamo dimenticato i racconti e così non siamo più in grado di attingerne al sapere.
Con disperazione, a chiudere la canzone, abbiamo un metaforico countdown. Un ultimo urlo di ribellione per cercare di non spegnersi, non prendere e perdere tutto.

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