Il mio incontro con Alessandro Bongiorni rientra nelle cose belle che ti capitano nella vita.

E vabbè, recensisci l’amico tuo, potreste pensare voi.

Sbagliato.

Prima ho letto Alessandro Bongiorni come autore, l’ho trovato bravissimo, quindi (complice il lavoro) sono andata a disturbarlo un po’. Il risultato è stato il seguente: una serata in libreria di grande successo perché il libro era piaciuto molto a tutti, librai compresi, e l’inizio di un rapporto fatto di belle chiacchierate e confronti letterari (ma non solo).

Tutto molto bello.

E poi arriva il fatidico capitolo secondo.

Quello che, per intenderci, potrebbe affossare anche i migliori, sia in campo letterario, sia cinematografico. Il capitolo secondo, la seconda avventura con lo stesso protagonista è un rischio davvero grande. È un po’ come giocare alla roulette russa. Potresti uscirne benissimo o con le ossa rotte.

Ecco, io oggi vorrei raccontarvi questo capitolo secondo. Niente è mai acqua passata è un romanzo noir con protagonista Rudi Carrera, vicecommissario, milanese fino al midollo, che dal capitolo precedente era uscito a dir poco sconvolto (il primo libro in cui compare si intitola La sentenza della polvere).

Vi parlo di un capitolo due perché è leggibilissimo anche senza aver letto il precedente (che comunque vi consiglio, merita) e perché a me è piaciuto davvero tanto.

E considerate che io leggo pochissimi gialli.

Questo libro si finisce in due giorni e ha due grandi protagonisti: Rudi Carrera, appunto, e Milano.

Una Milano spettrale e meravigliosa, un incastro perfetto di luoghi dimenticabilissimi e scorci indelebili. E già perché il noir in questione è veramente un noir: la storia ruota intorno al mondo della prostituzione della grande città meneghina, e non si fanno sconti. A nessuno.

Rudi Carrera, però, è un figaccione ben vestito che abita nella Milano bene, pronto a sporcarsi le mani e a sputtanare definitivamente una carriera già avviata allo sfascio.

Ripeto, non si fanno sconti. A nessuno. Perché se si vuole scrivere di queste cose, bisogna farlo bene.

Tanto bene che Bongiorni, nel romanzo precedente, ha praticamente anticipato la cronaca nera parlando di gang di latinos mesi prima che scoppiasse la bomba sui giornali.

Questa dote non è secondaria per uno scrittore. Lo scrittore bravo (e Bongiorni, fidatevi, lo è) deve saper cogliere la realtà che lo circonda e spingersi un po’ più in là. Non solo. Chi scrive gialli (in un’epoca in cui vengono pubblicati millemila libri, molti di dubbia qualità) ha di fronte a sé un compito difficilissimo da svolgere, anzi due: non tradire il patto narrativo col lettore (il lettore non dovrebbe capire chi è il colpevole a pagina due, per dirla in modo semplice) e non tradire la credibilità letteraria propria e della storia (ovvero, quella cosa che ti fa pensare: cosa diavolo c’entra questo gesto o questo personaggio con quello che ho letto fino ad ora?).

Niente è mai acqua passata ricorda moltissimo lo stile del noir americano, nella scrittura e anche nell’azione. E Rudi Carrera non si dimentica facilmente.

Scommettiamo?

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