Sono tornato è un remake del film He’s back e racconta un fantasioso ritorno di Mussolini ai giorni d’oggi, il quale decide di riconquistare il potere, passando per i talk-show e acquisendo così sempre più consenso popolare. L’adattamento dal film tedesco è stato curato molto bene e non risulta una scopiazzatura; ogni elemento è stato trasformato adeguatamente, rispettando il format originale.

Il film mi è piaciuto moltissimo. Trovo che Massimo Popolizio sia stato straordinario: si nota una caratterizzazione perfetta, quasi inquietante. Ha fatto un lavoro fisico e vocale davvero supremo. Ovviamente il suo Mussolini è lievemente modificato e  edulcorato, altrimenti sarebbe stato inutilizzabile ai fini della trama.

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Ero un po’ preoccupato dalla presenza di Frank Matano nel cast, ma in realtà ha fatto il suo dovere. Seppur senza eccellere, ha interpretato il suo personaggio senza creare particolare disturbo.
Curata bene anche la scelta dei personaggi secondari, tra cui spicca l’anziana signora ebrea, che regala una scena da magone. Non sembra nemmeno che reciti una parte.

Ci sono delle inquadrature narrative molto belle, ad esempio la scena del duce pestato da dei neofascisti mascherati da animali feroci.
Nella pellicola ci sono poi delle metafore davvero apprezzate poiché molto sottili: ad esempio quella in cui il duce rimprovera agli italiani il fatto di non utilizzare il congiuntivo per poi sbagliare lui stesso in una scena seguente.
Oppure quella in cui il duce che parla della categoria femminile come se parlasse di animali da addestrare e governare.

Notevoli anche le musiche che contribuiscono in larga parte alla buona riuscita del film.
Chapeau alla scelta di mostrare contesti reali, ad esempio dei veri youtubers che parlano del ritorno del duce nei loro video. Questo da una connotazione di realtà fortissima, che per me è stata un pugno nello stomaco. Mostra come sarebbe semplice che avvenisse, mostra come forse sta già avvenendo.

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Ma sicuramente la cosa più importante di questo film sono i messaggi proposti.

Alcuni critici sostengono che il film voglia umanizzare e simpatizzare una figura dittatoriale.
Ma la mia domanda è: cosa c’è da umanizzare? Benito Mussolini era umano. 
Può essere rassicurante pensarlo come un mostro, un extraterrestre maligno.
Ma lui era un essere umano. E quindi ho apprezzato molto la scelta di mostrarlo con questa “simpatia” di fondo, perché in parte è così che ha conquistato il consenso di un popolo: facendo ridere e conquistando le folle. Per farlo, ai tempi si affacciava al balcone, ai giorni d’oggi andrebbe in un talk-show. O scriverebbe dei post su Facebook, come fa qualcuno.

Ho apprezzato tanto anche la scena iniziale in cui Mussolini dice “Molti teatranti nel tempo hanno provato a imitarmi”. E vengono mostrati Craxi, Berlusconi, Renzi, Grillo.
Questo lascia chiaramente intendere che il fascismo non si limita ai partiti di estrema destra, ma spesso viene espresso anche da persone di sinistra, e talvolta dagli stessi antifascisti.

In conclusione, per me, il film funziona: Popolizio mostra il duce per colui che era.
Un chiacchierone, prepotente che ha messo consapevolmente una nazione in ginocchio. No, non “è stato rovinato da Hitler”. No, non “ha fatto anche cose buone”.
Era un assassino, mascherato da carismatico salvatore della patria, al quale molti italiani sarebbero pronti a ridare il paese in mano.

Ma io voglio credere nella speranza, in quella forse minima parte di Italiani che non ci stanno, e non ci staranno mai. Antifascisti, non per la politica, ma per la libertà.

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