Ho sempre pensato che l’amore sia il più cubista dei sentimenti: nel marasma di corpi intrecciati, avvolti su loro stessi – compenetrati e avvinghiati -, nell’annullamento quasi relativistico del tempo, quando le ore passano come minuti e si vorrebbe solo possedere un pulsante per fermare tutto, si concretizza il massimo ideale di simultaneità totale. Eppure per Picasso, questo diventa linea, contorno spezzato: ci è voluto un genio per riuscire a comprimere ciò in una tela. Appena i violenti avvolgimenti tra le lenzuola cessano, tutto riacquista la sua monotona linearità; tempo e spazio si separano nuovamente. Prodigi dell’arte o della fisica?

 

Illustrazione di Mattia Distaso

Un progetto Marshmellow.

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