L’acqua mi ha dato la vita, il liquido amniotico in cui sono cresciuta, che sovente mi manca, che sempre ricerco nell’acqua.

Dall’acqua io fuggo perché temo di annegare, in un mare profondo di sogni sul Male in cui sprofondo, cado a fondo, con i miei vestiti impregnati dall’acqua.

Vivo da quando hai smesso di abbracciarmi nell’astio, nella malinconia e nel rancore, credo che il ricordo più grave sia quello di un amore passato, ripensando nel letto quei giorni in cui lo avevi e adesso non ti senti più vivo.

Purifico l’anima con l’acqua e la sporco con la mia anima malata, trascino con me secoli di conflitti e sconfitte, trascino nell’acqua il mio modo d’essere che nessuno capisce a fondo, intanto sprofondo nella vasca. Sprofondo fino a coprire la testa, fino a quando mi manca l’aria. Ma cosa m’importa? Tanto io ho l’acqua.

Ritorno nel ventre materno, la mia vasca che mi fa da casa, calda mi accoglie, i bordi non sono più duri del mio letto. La mia vasca è la mia casa. Fuoriescono le dita dei piedi, dipinte, maltinte, ma il rosso mi sta bene, il rosso non è solo estetica e anche concetto, è un pensiero politico. Frida parlo a te, mi senti? La mia voce interiore è ovattata, l’acqua è nelle orecchie e nei timpani: non sento nemmeno me stessa. Frida mi senti?

Rivoluzionaria sull’autobus per tornare a casa. La rivoluzione si fa credendo nei trasporti pubblici anche se puoi permetterti l’autista. La rivoluzione si fa frequentando i rivoluzionari e sposandoli. Lo sposalizio della comunista.

La mia vasca è il mio ventre, in cui cullo il mio mondo, in cui porto in grembo ciò che ho fatto, ciò che mi è accaduto. La mia vasca ha una crepa che cola un piccolo rivolo rosso, quest’acqua che è sangue, che è un pensiero, è un aborto.

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