Drug Lords è una docu-serie aggiunta recentemente al catalogo di Netflix.
Per ora presenta quattro episodi, i quali raccontano in circa 45 minuti l’uno le storie degli imperi della droga più grandi di sempre.
Le storie mostrate in questi episodi le conosciamo tutti, perché sono state raccontate da Narcos, American Gangster e Animal kingdom.
Ma in questi film e serie tv, quanta verità è presente? Drug Lords sembra rispondere precisamente a questa domanda, e lo fa con una narrazione strepitosa.

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È un documentario molto forte. Mostra quanto “i cattivi” siano stati così spietati da sembrare solo personaggi da cinema. Non si parla solo di omicidi, ci sono anche altre dinamiche di violenza impensabile. Conosciamo tutti le brutalità commesse dai cartelli colombiani o dai gruppi di gangster per le strade di Harlem. Ma leggerlo o vederlo in un film è più leggero. Questo documentario invece è molto diretto su ciò che racconta. Sembra di assistere a quelle storie in prima persona. Questo succede grazie a dei semplici elementi basati sulla qualità.

I registi hanno alternato preziosi video di repertorio a interviste spiazzanti, intervallando queste due cose con piccole scene interpretate da attori di cui quasi non ci si accorge. Come dei servi di scena, supportano la narrazione in silenzio, evitando di rendere tutto pacchiano. Il documentario inoltre si appoggia ad un montaggio incalzante, che riesce a tenere la tensione altissima per tutto il tempo. Non è facile trovare un documentario che sia interessante e al tempo stesso esteticamente piacevole.

Le interviste, poi, sono il pezzo forte. Hanno scelto le persone direttamente coinvolte nelle storie raccontate. Ad esempio il sicario più fidato di Escobar, Frank Lucas in persona, o il figlio di Gilberto Rodriguez, Kath Pettingill.
Insomma, queste persone erano davvero lì. Hanno partecipato in prima persona a quegli eventi. E noi ora li guardiamo in faccia, senza finzione. Ci raccontano la loro storia, che credevamo fosse soltanto roba da cinema. È una cosa affascinante e al tempo stesso terrificante.

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È così che si girano i documentari. Credo che l’accezione di noia che è stata attribuita alla parola “documentario” sia qualcosa di molto triste. I prodotti di vecchio stampo, con immagini di repertorio e una voce soporifera fuori campo hanno contribuito a rendere i documentari, nell’immaginario collettivo, qualcosa di pesante.
Per fortuna Netflix, così come altri portali, presentano decine di documentari girati con un’ottica diversa, che raccontano qualcosa di vero, senza annoiare.

Per rispondere alla domanda iniziale, questo documentario ci mostra quanta verità esista nei film e nelle serie crime. Tantissime scene brutali e cruente sono riportate esattamente secondo la verità dei fatti. È sconfortante rendersi conto delle migliaia di innocenti che hanno perso la vita inutilmente, per mano di persone che non hanno mai pagato davvero per le stragi che hanno commesso.
È proprio questa la cosa peggiore; alla fine della docu-serie si pone una domanda a cui non è facile rispondere: “Ma quindi alla fine, hanno vinto i cattivi?”

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