Il fedifrago

La voce metallica della segreteria telefonica scandì ancora una volta il numero che Mariangela aveva appena chiamato, quello di suo marito Alberto, di professione  ingegnere. Era andato a Padova per lavoro. Sarebbe tornato il giorno dopo, ma lei era ansiosa di riferirgli che, nel fine settimana, sarebbero arrivati da Londra due loro amici, marito e moglie, che non vedevano da qualche anno. Ormai erano quasi le otto di sera e ancora non era riuscita a parlare con lui. Pensò che il suo cellulare fosse scarico e quindi telefonò all’albergo. Dopo un paio di squilli rispose una voce stentorea:
”Hotel della Valle, buonasera!”
“Ehm, vorrei parlare con l’ingegner Rossetti…”
“Rossetti? Un attimo… mi dispiace, ma non posso inoltrare la sua chiamata.”
“Perché mai?”
“L’ingegnere è in camera con sua moglie e non vuole essere disturbato.”
“Come sarebbe a dire? Sua moglie sono io!”
“Non so che dire…  provi a chiamare più tardi”  rispose il portiere imbarazzato.
Mariangela rimase immobile con il telefono in mano. Nella sua mente irruppero i più cupi pensieri e le ipotesi più varie.  La risposta del portiere poteva essere la prova che suo marito la tradiva. In quel caso il suo matrimonio quasi perfetto rischiava di saltare. Eppure non aveva sentito alcun campanello d’allarme. Una moglie capisce, sente se qualcosa non va. Quindi poteva anche trattarsi solo di un equivoco. Perché no! Per quasi mezz’ora Mariangela prese in considerazione ipotesi e contro ipotesi senza arrivare ad alcuna conclusione. Finché non la chiamò Alberto che, con  voce calda e rassicurante, le spiegò che era nella sua camera con la segretaria ed un collega per dare gli ultimi ritocchi al progetto che avrebbero dovuto presentare il giorno dopo. Aveva solo detto al portiere che non voleva essere disturbato, Ma lui, probabilmente, aveva pensato che la segretaria fosse sua moglie.
Mariangela credette, anzi volle credere, ad ogni singola parola di Alberto e considerò chiuso l’incidente.
In fondo lei era sempre stata sicura della fedeltà del marito. Pensava fosse troppo tranquillo e attaccato alle sue abitudini per complicarsi la vita con un’amante. Non solo. Negli ultimi tempi le sue piccole manie si erano accentuate. Ad esempio, visto che ogni tanto amava cucinare, aveva messo in ordine perfetto la cucina. Le scatole di pasta erano state messe in ordine alfabetico, le pentole e le padelle in ordine di grandezza e i piatti divisi per colore e decorazione. Un uomo del genere non poteva essere un fedifrago!
Qualche settimana dopo, Alberto tornò a casa puntuale come sempre alle sette di sera. Posò la borsa nell’ingresso e andò in camera per mettersi in tenuta da casa. Poco dopo uscì dalla stanza con passo deciso, raggiunse Mariangela in salotto e le chiese a bruciapelo:
“Oggi hai aperto il mio armadio! Perché?”
“Ho solo messo dentro la biancheria pulita…”
“Certo, ma il mio armadio deve rimanere in ordine. Ogni cosa al suo posto.”
“Eh, va beh, d’accordo. La prossima volta la biancheria la lascerò sul letto.”
Mariangela quella sera, contrariamente al solito, parlò poco. Cominciò a pensare che in quell’armadio si nascondesse qualcosa che non avrebbe dovuto vedere. La mattina dopo, non appena Alberto si chiuse la porta alle spalle, si precipitò in camera da letto. Aprì l’armadio e cominciò ad esaminarne il contenuto. Passò in rassegna i pantaloni, le camicie, la biancheria e infine le giacche tutte perfettamente allineate ed appese a grucce rigorosamente identiche. Niente di strano, quindi. Mariangela tirò un sospiro di sollievo e si affrettò a richiudere l’armadio. Ma una giacca scivolò dalla sua gruccia e si insinuò tra le due ante. Lei la fece rientrare delicatamente al suo posto e si accorse che in una tasca c’era qualcosa: una chiavetta usb. Pensò subito che quello fosse l’oggetto misterioso che non avrebbe dovuto trovare.
Così corse ad accendere il computer. Ci infilò la chiavetta e, dopo qualche secondo, apparve una dozzina di fotografie. Gli sfondi erano diversi, ma i protagonisti delle foto erano sempre gli stessi: Alberto ed una donna bionda, probabilmente la famigerata segretaria. Mariangela provò un brivido lungo la schiena e, poco dopo, una vampata di calore. Si sentiva come quando, nel mezzo di un bel sogno, si rendeva conto che stava per svegliarsi. Il suo sogno, realizzato, di sposare un uomo gentile, intelligente e introdotto nella buona società avrebbe potuto dissolversi come la nebbia al primo sole del mattino. Ritrovarsi single a quasi quarant’anni era una prospettiva talmente orribile che non valeva la pena di pensarci nemmeno per una frazione di secondo.
Poi, in pochi minuti, passò dal dolore alla rabbia e cominciò subito a pensare ai termini del divorzio. Per saperne di più in materia chiamò subito un’amica avvocato. Quella ebbe un bel da fare per arginare il fiume di parole punteggiato di improperi che uscivano incessantemente dalla bocca della sua amica. Poi, cercò di fare il punto della situazione, e chiese ad Mariangela di osservare più attentamente le fotografie per capire chi fosse la donna in compagnia di Alberto. Lei guardò di nuovo quella serie di immagini che erano apparse tutte insieme sullo schermo. Notò che erano piuttosto piccole e che, a causa  della sua incipiente presbiopia, non era riuscita a metterle bene a fuoco. Dopo qualche colpo di mouse andato a vuoto, una fotografia apparve a tutto schermo. Mariangela la osservò incredula e salutò in fretta la sua amica. Poi  dalla sua bocca uscì una risata liberatoria. Perché la donna misteriosa che sorrideva di fianco a suo marito, era lei. Alberto aveva riunito in quella chiavetta tutti i selfie che si erano scattati durante le vacanze estive. rigorosamente divisi per luogo, data e ora di scatto.
Poco dopo Mariangela, risollevata, rimise a posto la chiavetta. Non si accorse che nell’armadio, ben nascosto sotto alcuni maglioni, c’era un pacchetto avvolto in una carta rossa legata da un nastro giallo. Dentro c’erano due orecchini d’oro a forma di stella. Un regalo che non era destinato a lei.
Racconto di Neil Wise.
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L'ospite Inatteso

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