Per raccontare il peggio dell’uomo bastano pochi semplici tratti di matita. Le immagini e le parole risuonano impossibili da credere e molto pesanti. Macigni nei cuori e nelle menti di chi legge che non si possono dimenticare ma che bisogna ricordare.
Il mese in cui ci troviamo è il mese della memoria; per questo ho deciso di portarvi 3 graphic novel, 3 macigni che vi porteranno nel cuore della malvagità dell’uomo: l’olocausto.
Un tema come questo non può essere trattato con opere di fantasia, perciò le fondamenta di tutte le opere che vi proporrò qui e nelle prossime settimane sono storie vere e racconti di sopravvissuti trasformati in tratti di matita e in lettere con l’impossibile compito di raccontare quello che non può più succedere.

Comincio questo ciclo con un’opera di Joe Kubert , classe 1926, maestro del fumetto americano ma di origini polacche. Nel suo Yossel 19 aprile 1943, grazie a resoconti e testimonianze, ricostruisce quale sarebbe stata la sua vita nella Polonia nazista se i suoi genitori non fossero riusciti ad emigrare negli Stati Uniti.

Roa Rivista Online d'Avanguardia Yossel 19 aprile 1943

Joe Kubert ha iniziato a disegnare di professione a 11 anni realizzando il suo sogno; Yossel, il suo alter ego nella Polonia occupata, deve disegnare per sopravvivere. È il 1943 e siamo nel ghetto ebraico di Varsavia, Yossel e la sua famiglia sono stati costretti a trasferirsi nel ghetto dalla loro cittadina di Yzeran, città natale dello stesso Kubert. Qui hanno esperienza delle terribili condizioni di vita di quei quartieri separati dal mondo e durante una perquisizione gli ufficiali notano il talento del ragazzo nel disegnare eroi aitanti e muscolosi che tanto ricordavano gli Ubermensch della propaganda nazista. Il ragazzo diviene così il loro passatempo, viene invitato in caserma a disegnare per loro in cambio di pochi pezzi di pane e formaggio da portare alla sua famiglia.

La vita del ragazzo cambia però quando, dopo qualche mese, i suoi genitori vengono trasferiti in un campo di lavoro e lui è costretto a restare per il divertimento delle guardie. Il vero capovolgimento del suo mondo avviene quella sera stessa, quando nei vicoli incontra quello che resta di un uomo scampato ad un campo di concentramento e rifugiatosi nell’unico luogo che immaginava sicuro. Lo porta dai suoi amici, l’unica famiglia che gli resta, dove questi inizia una lunga digressione su quale sia la vita all’interno dei campi, di come la morte sia l’unico abitante fisso di quei luoghi e di tutti i compiti che ha dovuto svolgere per sopravvivere.

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A questo punto vorrei soffermarmi un momento sul particolare stile usato da Kubert per quest’opera: per sua stessa spiegazione, il processo di creazione di un fumetto passa prima per il disegno a matita, poi per il ripasso ad inchiostro e infine per la cancellazione della matita; la sua opera si è fermata prima. L’immediatezza che i disegni dell’opera trasmettono è uno dei suoi punti più forti: quando Yossel sente lo straniero raccontare le orribili vicende di Aushwitz dice “devo disegnare, devo mettere tutto su carta per vedere di cosa lui stia parlando” e questa sensazione pervade l’intero volume. Quasi come se fosse un’autobiografia, i disegni dell’opera sono schizzi rapidi e fumosi, l’ancora di salvezza di un bambino in un mondo pervaso dalla morte e la via di fuga in un posto tranquillo dove da una matita nascono uomini e mondi incredibili lontano dall’orrore della guerra.

I racconti di quest’uomo misterioso sono la chiave di volta della graphic novel in quanto permettono all’autore di raccontare e mostrare gli orrori di quegli anni, e saranno anche il punto di svolta per le vicende personali di Yossel nella sua storia.
Come sempre non andrò più a fondo nella trama, perché questo piccolo volume merita il vostro tempo e le vostre attenzioni in particolare per i suoi disegni, che immergono il lettore nella realtà stravolta e nella confusione di un bambino ebreo costretto a vivere nella paura del domani.

Questo è stato il primo passo in un viaggio attraverso questi temi, che approfondiremo settimana prossima con un’altra opera interamente basata su delle testimonianze: Auschwitz di Pascal Croci.

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