Questo libro descrive situazioni di violenza e atti sessuali abbastanza espliciti o crudi. Si sconsiglia la lettura a bambini o persone che desiderano evitare tali argomenti.

Il Magistero dei Giardini e degli Stagni è l’organo amministrativo che nel Giappone imperiale del XII secolo si occupa, insieme a quello della Tavola imperiale, della natura che abbellisce il palazzo, dai fiori alle carpe negli stagni sacri. E proprio questi pesci vengono richiesti due o tre volte l’anno ad un pescatore che vive in un microscopico paesino sulle montagne.

Katsuro ha dita lunghe e forti e conosce il fiume e le carpe meglio di chiunque altro: i pesci che cattura e con dedizione trasporta fino alla capitale sono i più incredibili del Giappone. Ma il fiume è un dio capriccioso e mutevole, che dona la vita tanto quanto la toglie. E quando Katsuro muore annegato, sarà la sua giovane moglie Miyuki a compiere il lungo e pericoloso viaggio fino al palazzo per consegnare le carpe al Sovrintendente del Magistero dei Giardini e degli Stagni.

La giovane contadina che cammina di pagina in pagina trasportando sulle spalle l’ultima cosa rimastale dell’amatissimo marito è una donna talmente vera da risultare quasi tangibile: la semplicità e l’ignoranza con cui guarda il mondo e vive ciò che la sorte mette sul suo cammino ha dell’incredibile. Attraverso i suoi occhi si riesce a vedere ciò che accade da una rarissima prospettiva priva di giudizi e spiegazioni. Miyuki non si fa domande né tenta di spiegare ciò che le accade. Tutto ciò che sa l’ha imparato dal marito o dagli istinti atavici dell’uomo, e ciò le basta. Non le interessa lo sfarzo della capitale, la spocchia dei dignitari, né la smuove la repulsione affascinata di coloro con cui è costretta a interagire per portare a termine la sua missione. E ciò non perché Miyuki sia brutta o strana, ma perché da lei si leva l’afrore animale dell’uomo che è così semplice da non essere del tutto umano.

L’odore è infatti una chiave di lettura di questo romanzo, insolita e molto poco convenzionale (non a caso ho scelto la parola “odore” e non “profumo”), una scia che costringe i personaggi a levare gli occhi su una donna altrimenti assolutamente insignificante. Anche il lettore non fa quasi caso alle caratteristiche fisiche descritte qua e là, ma identifica l’eroina quasi esclusivamente con caratteristiche olfattive: il sentore di terra, di sudore, talvolta di urina o di acqua stagnante.

L’altro aspetto che pervade il libro, strettamente collegato all’odore, è una sensualità così animale e semplice nella sua immediatezza e ignoranza (che rifiuta attivamente l’abbellimento di romanticherie e che dunque arriva al gesto puro), da risultare perfino sconcertante e così naturale da “scivolare sotto” le vicende narrate arricchendole senza mai rubare la scena, ma rimanendo impossibile da ignorare. Parecchie sono, infatti, le descrizioni erotiche in cui l’amore è però è privo di qualunque sensualità, in cui ad essere descritto è l’accoppiamento animale e il godimento fisico più che la danza dei corpi e dei preliminari.

Il magistero dei Giardini e degli stagni è indubbiamente un libro interessante da leggere, proprio per la presenza di temi insoliti o insolitamente trattati, talvolta al punto da essere quasi fastidiosi o disturbanti. Se cercate una storia d’amore ambientata nel passato, con tragedie, passioni, sacrifici e lacrime, questo non è il libro che fa per voi. Eppure se cercate un libro che parli d’amore, tragedia, passione, sacrifici e lacrime, allora leggetelo. Siate pronti a scendere in compagnia di una giovane donna per montagne e sentieri, e magari a non chiudere il libro soddisfatti. Ma lieti di aver letto questa storia, quello sì.

Avrebbe capito se il vecchio avesse parlato di odore, di profumo, ma afrore era una delle moltissime parole di cui Miyuki ignorava il senso.

“L’afrore” ripeté lui arricciando le narici, “quello che esali tu”.

“Ho un cattivo odore?”

“Ho forse detto questo? No, ho semplicemente osservato che hai un odore. Non so cosa sia, è un odore che non avevo mai inalato sulla nuca di una Yujo. Ma non mi è particolarmente gradito, ecco tutto”.

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