È possibile afferrare un sogno e imprimerlo sulla pagina di un libro? Catturare uno di quei frammenti di interiorità che affiorano alla coscienza tra sonno e veglia, che rimangono impressi nella nostra mente con il loro aspetto spesso assurdo o a volte un po’ inquietante a muovere quello che qualcuno chiama anima e qualcun’altro definisce come psiche?

Nell’analisi freudiana il sogno riveste una grandissima importanza: è l’inconscio di una persona che acquisisce una voce e uno spazio, e mostra ciò che si muove dentro di noi. Non si può controllare, né si può scegliere cosa esso ci mostra: si può solamente cercare di dipanare le immagini che rimangono attaccate alla coscienza diurna e domandarsene il significato.

Per questo scrivere di sogni è estremamente difficile: non sempre lo scrittore stesso è in grado di comprendere davvero ciò di cui sta scrivendo. Talvolta ne è infastidito, altre spaventato o esilarato, o perplesso. Altre volte, ciò che appare chiaro e logico a chi scrive, non ha invece alcun significato per chi legge del sogno senza averlo sperimentato. Ciò non accade in Dieci notti di sogni, romanzo di Natsume Soseki (Jouvence editore).

Considerato uno dei massimi scrittori e poeti giapponesi, e vissuto nel paese del Sol levante nel delicato periodo di transizione tra l’epoca medievale e la modernità, Soseki tratteggia dieci visioni delicate e spesso improvvise, come capita ai sogni che sbocciano dal nulla e si esauriscono poco dopo senza aver concluso il loro corso; che spalancano al lettore quel momento breve e fugace in cui la mente è intrappolata tra sonno e veglia, con i sensi già all’erta e l’occhio interiore ancora fisso sul mondo onirico.

Non si può dire altro su questa raccolta di cinquanta pagine, se non che Soseki (contrariamente allo stile utilizzato in altre opere) è riuscito a rendere la pasta esatta del sogno, non troppo intensa, non troppo sfuggente; assurda ma non abbastanza da non essere goduta. Dieci notti di sogni è un libro per i lettori che amano le atmosfere rarefatte, ma anche per chi non è entusiasta ma vorrebbe provare: mezz’ora di lettura per scoprire il lato meno conosciuto di un autore e uomo eccezionale, per immergersi nel nulla che si spalanca tra un parola e l’altra e a cui ogni racconto tende, e per godersi dieci notti di sogni. Consigliata la lettura alla luce delle stelle.

Allora uno stelo verde cominciò ad allungarsi di traverso da sotto la roccia verso di me. Lo guardai mentre si allungava finché, proprio quando fu vicino al mio petto, si fermò. E poi dalla cima di quell’esile stelo vacillante un unico bocciolo lungo e sottile che si piegava leggermente venne rigonfio per aprire i suoi petali.

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