Raccontare l’arte: “L’analfabeta” di Odoardo Borrani

Ogni tanto fermo la mano e osservo il viso composto della donna che mi sta d’innanzi. Un volto banale mi guarda di rimando, un po’ sciupato dalla mancanza di cure adeguate e da costante fatica. Ma gli occhi, ah, quelli…

Sono come gli occhi dei topi, scuri, lucenti, brillano d’intelligenza acuta sotto le palpebre abbassate nel rispetto. A volte, nel corso della giornata, li sorprendo che mi seguono attraverso la stanza, e non riesco mai a capire cosa si celi dietro lo schermo. Credo che mi voglia bene, Sandra. Lavora per me da tanti anni e non si è mai lamentata, né io di lei.

L’ho assunta al mio servizio proprio per via di quegli occhi da topo: volevo un’alleata in casa, una donna intelligente. E lei lo è, intelligente. Moltissimo. Lo dimostra nella deferenza estrema che mostra agli ospiti, che la rende invisibile, insignificante, la spia perfetta. Nessuno si accorge mai che lei è nel salotto, e le mie amiche sgranano gli occhi quando la tazza colma di tè compare loro davanti. “Che brava domestica che hai trovato, cara! Non l’avevo nemmeno sentita… la mia invece è una buona a nulla, una fannullona, e per giusta irriverente! Quant’è difficile oggigiorno trovare del buon personale domestico…”. Come se Sandra fosse un bovino che circola per la stanza senza intendere né volere.

E invece intende benissimo. Se si pensa a quante rivoluzioni sono nate da gente come lei, quieta, efficiente, silenziosa. Incospicua. E invece la mente lavora e la forza cresce. Da bocche che mai hanno recitato i classici sono uscite, a tempo debito, parole in grado di sollevare le masse. Io questo non lo dimentico mai. E quando Sandra viene da me, con quell’espressione a metà tra lo spiccio e l’imbarazzato a chiedermi se per favore, signora, dovrei rispondere a mio fratello, sa, il bimbo è in via di guarigione e mi ha fatto aver notizie… penso sempre a quanto potenziale sprecato, quante cose potrebbe fare una donna come lei se non fosse analfabeta.

Un po’ me ne rallegro. Non voglio pensare a cosa verrebbe fuori se si unisse l’intelligenza viva di Sandra alla cultura. Forse una cosa esclude l’altra. Tutti quegli intellettuali, in grado di citare ogni autore esistente, di cantare, suonare, ballare, che si riempiono la bocca di parole astruse e forbite che nessuno tranne loro capisce; nessuno ha quell’intelligenza animale. E messi di fianco a una domestica illetterata e analfabeta, ogni tanto mi sembrano un branco di poppanti che senza quella donna che tanto disprezzano non sarebbero in grado di sopravvivere. Credo sia così. Invece Sandra, senza sapere nulla, né leggere (se non faticosamente le parole più semplici) né scrivere, lei conosce la concretezza. A volte mi chiedo se serva davvero così tanto essere colti. In ogni caso, quando guardo la donna che mi sta dettando, penso che forse è meglio così.

 

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Claudia Campana

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