Raccontare l’arte: “La Via del Fuoco” di Telemaco Signorini

Il 3 gennaio del 1881, allo scoccare della mezzanotte, il piccolo Oliviero strizzò forte gli occhi ed espresse un desiderio. Il pane che sua madre gli aveva portato quella sera era raffermo, insapore e sporco di cenere, la loro piccola stanza dai letti di paglia e le pareti marce era fredda, umida e sudicia, eppure lui non poteva essere più felice. Aveva appena compiuto dieci anni e – a quanto aveva detto quella vecchia signora – ciò che aveva desiderato si sarebbe sicuramente avverato.

Come ogni mattino stava consegnando il carbone a tutta la città per mezza moneta, quando l’aveva vista, avvolta nei suoi stracci luridi e puzzolenti: una vecchia dai capelli grigi e la pelle solcata da rughe profonde. Tieni, le aveva detto Oliviero offrendole un pezzo del suo pane, sei molto vecchia. Devi mangiare!. La donna gli aveva sorriso debolmente. È il tuo compleanno oggi, aveva sussurrato con voce gracchiante, lasciandolo senza parole, Mangialo tu. E ricordati di esprimere un desiderio al rintocco della mezzanotte… Si avvererà.
Voglio vedere il mondo, aveva detto quella sera tra sé e sé, mordendo a fatica la micca con i denti cariati e grattandosi la testa bionda e pidocchiosa, e volare via e… avere i poteri magici. Regalare alla mamma un bel cappotto e una cena coi fiocchi.

Quella notte non avrebbe chiuso occhio, eccitato com’era.                                             Mentre la temperatura scendeva precipitosamente gelando l’asfalto e compromettendo il raccolto, nelle vicinanze morivano ben cinque persone, nel bordello all’angolo si verificava il più alto numero di clienti delle ultime settimane e dal ventre rigonfio delle madri nascevano bambini tra urla e sangue. Intanto Oliviero – ignaro di quel che accadeva al povero Neri, caduto dalle scale dopo lo spuntino notturno, e ancora troppo piccolo per immaginare quel che Cosimo e la piacente Fiammetta stavano facendo sotto le lenzuola – inventava storie che avevano come protagonisti gatti parlanti e stregoni, gnomi dei boschi ed elefanti volanti.

L’indomani Oliviero si svegliò tutto pimpante. Ricordati di esprimere un desiderio al rintocco della mezzanotte, aveva detto la vecchia, si avvererà. Eppure le strade sembravano le stesse di sempre, così come le persone: Guido il fruttivendolo se ne stava sempre a bisticciare con il garzone, la bella Selvaggia cucinava la ciaccia giù al forno e i figli dei benestanti andavano a scuola. Anche lui si sentiva lo stesso di sempre, in fondo. Arrivò alla Bottega Cerri con l’umore nero. Lo stesso odore di carbone e di bruciato, lo stesso bottegaio che lo pagava mezza moneta. Fece tutte le consegne che doveva e annotò i nomi di tutti i clienti su un pezzo di carta: almeno non gli sarebbero usciti di mente come al solito e avrebbe potuto consegnarla a Cerri a fine giornata.

Solo quella sera ci fece caso: prima di quel giorno non sapeva né leggere né scrivere.

Annunci
Elisa Carini

Quella (un po’ femminista) che scrive e che nella vita non vorrebbe fare altro. Vive con un gatto nero nella bella Milano dove studia, sperpera soldi in libri usati e beve troppo caffè.

3 risposte a "Raccontare l’arte: “La Via del Fuoco” di Telemaco Signorini"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...