Il 2017 è praticamente giunto al termine e la lista di libri che mi ero ripromessa di leggere si è allungata in modo critico. Davvero ho letto così pochi libri quest’anno? mi domando osservando la pila (o torre in procinto di crollare) sulla mensola pericolosamente inclinata. Già, non ho letto tanto come avrei voluto, ma l’importante è la qualità e non la quantità, come si suol dire, perciò eccone 4 (tra i pochi che ho letto) che dovreste aggiungere alla vostra lista!

Exit West di Mohsin Hamid (2017)

Mentre la guerra civile divora strade, vite intere e memorie vissute, Nadia e Saeed tentano di tenere in vita il loro amore appena sbocciato. Il finale sembra essere già scritto, ma in giro per la città e le macerie si parla di alcune porte misteriose capaci di condurre verso altre parti del mondo, in posti lontani dove la guerra è solo un filmato che passa distrattamente alla tv. Il romanzo di Hamid – visto il periodo storico che stiamo vivendo – è un pugno nello stomaco. È dolce, perché narra una storia d’amore tra due giovani, ma spietato nel descrivere una realtà che, in fondo, anche per noi non è che immaginaria, per noi che viviamo dall’altro lato della porta. Exit West sembra una premonizione: nessuna porta deve essere chiusa.

“[…] che tutti emigriamo anche se restiamo nella stessa casa per tutta la vita, perché non possiamo evitarlo. Siamo tutti migranti attraverso il tempo”.

Dente per dente di Francesco Muzzopappa (2017)

Leo lavora in un museo dove sono esposte le opere peggiori dei più grandi artisti dell’arte contemporanea e ha un’unica certezza: la sua fidanzata Andrea – molto bella e molto cattolica – che non vuole fare sesso con lui, ma che viene beccata a letto con il vicino di casa. Un classico. Da quel momento la vita di Leo va in frantumi, ma ad un momento di disperazione segue la voglia di vendicarsi. Decide di rifarsi su Andrea e i suoi preziosi comandamenti infrangendoli tutti… Con Dente per dente si ride dalla prima all’ultima pagina.

“Cominciamo dalla parte triste. Perdere due dita a quindici anni ti rende popolare come la sifilide o la gonorrea. L’adolescenza non l’ho vissuta, l’ho subita”.

Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov (1966-67)

Ho iniziato a leggere questo capolavoro una mattina sul tram e sono bastati i primi due capitoli (di cui il secondo, Ponzio Pilato, è il mio preferito in assoluto) a convincermi che sarebbe presto entrato nella classifica dei libri preferiti di sempre. Ridurre a tre o quattro righe la trama di uno dei romanzi più complessi che abbia mai letto non avrebbe particolare senso (per quello esiste Wikipedia), mi limiterò perciò a citare Montale che definì Il maestro e Margherita, un miracolo che ognuno deve salutare con commozione.

“Che senso ha morire in corsia, con l’accompagnamento dei gemiti e dei rantoli dei malati inguaribili? Non sarebbe meglio organizzare con quei ventisettemila rubli una bella festa e prendere del veleno, trasferirsi nell’altro mondo al suono della musica, circondato da belle ragazze ebbre e da amici scanzonati?”

Romanzo còrso di Laurence Donnini (2016)

In Corsica non è facile dire le cose come stanno, ma don Vincent Dominici, parroco dell”immaginario paesino di Calvinicchioli, non riesce a farne a meno. Sarà proprio lui, con l’aiuto di tre vecchie comari dalla lingua tagliente, a dipanare un mistero fatto di bugie, mezze verità e oscuri segreti in un’isola divisa tra voglia di modernità e desiderio di “essere lasciata in pace”. Don Dominici e le sue parrocchiane, mettendo a nudo scomode verità fatte di malversazioni e abusi, entrano in rotta di collisione con un sistema corrotto che cercherà in ogni modo di spazzarli via. Ma, ad aiutarli, troveranno risorse inaspettate, quando non addirittura sovrannaturali… Un romanzo divertente, profondo e appassionante che vi farà venir voglia di imbarcarvi per la Corsica.

“Laetitia, dal canto suo, era piuttosto sorpresa di continuare a sentire e vedere, nonostante le fosse ben chiaro di essere, come diceva sua zia Blandine, “trapassata”. Vedeva il suo corpo inerte, le mani giunte sul rosario, gli occhi chiusi e osservava il viavài di gente giunta lì per darle un’ultima occhiata prima della chiusura della cassa”.

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