UN BACIO, UN EURO

– Un bacio, un euro.
Immancabile, un appuntamento fisso: ogni volta che faccio serata nella zona della movida c’è sempre qualche ragazza mezza ubriaca, con una coda di amiche dietro, che fa l’addio al nubilato.
– Un bacio, un euro.
– No, mi spiace.
– Non fare il tirchio! La nostra amica fra due giorni si sposa! Non vuoi contribuire alle spese per la cerimonia?
– Con un euro? E dove lo fate il ricevimento, da Mc Donald’s?
– Beh, sai…un euro qui, un euro là…forza, la tua fidanzata non lo saprà mai…o queste telecamere sopra di noi le ha installate lei?
– No, quelle credo siano per la sicurezza.
– E tu non ti senti al sicuro con noi? Coraggio, un bacio per un euro, che vuoi che sia…il prezzo di un caffè…
La ragazza che si sposerà protende le sue labbra verso le mie. Ammetto di essere un po’in imbarazzo. La bacio sulla fronte.
– Allora facciamo cinquanta centesimi -, dice una delle sue amiche
– Non ho moneta, mi spiace.
Parte un coro di buuuuuuuuuuuuu!
Sono meno popolare di una donna con la cintura di castità sul set di un film per soli adulti. Per fortuna arriva la mia amica, Erica.
– Che ci fai con tutte queste donne? Vuoi aprire un harem?
– Non so se sia giusta l’espressione aprire un harem, così sembra un negozio.
Tento di fare il disinvolto, ma sono sempre più in imbarazzo.
Interviene una delle damigelle: – Sì, avaro com’è, quando vuoi che se lo faccia un harem?
– Meglio se ti porto via da qui
Erica mi prende sottobraccio, ce ne andiamo verso il locale in cui potremo, finalmente, starcene un po’ per conto nostro.

Il locale ha un nome che è tutto un programma: CASATUA, proprio così, un’unica parola. Al bancone ci sono un ragazzo tatuatissimo e una ragazza molto esile che prepara degli stuzzichini. Entrambi sono vestiti molto bene. Sembrano dei modelli condannati ai servizi sociali. Il posto si chiamerà anche CASATUA, ma il volume della musica a casa mia non è mai così alto e non fa mai così caldo. Intorno a noi ci sono manager in libera uscita e ragazze vestite di nero che parlano con altre ragazze vestite di nero. Erica invece indossa un vestitino rosa ed è la donzella più elegante della serata. Molte donne la guardano con insistenza perché la mia amica è una che sa distinguersi: niente borse Michael Korse o scarpe di Prada. Da buona fashion blogger, ha uno stuolo di giovani amici stilisti che le regalano il meglio delle loro creazioni. L’outfit di Erica è sempre impeccabile e quello che indossa andrà di moda l’anno prossimo. Quale donna potrebbe chiedere di più?

Ordiniamo dei cocktail dai nomi sconosciuti. Sconosciuti per me, voglio dire. Erica mi assicura che sono buonissimi e che vanno molto forte a Ibiza e nel Salento. Brindiamo. Non sappiamo esattamente a cosa brindare. Allora brindiamo in silenzio guardandoci negli occhi. A me viene da ridere, alla mia amica no.
Erica dice: – Per una volta mi piacerebbe dire che non posso bere alcolici perché ho scoperto di essere incinta
– Sì, certo, come no…
– Perché? Credi di conoscermi così bene?
– Forse no, ma neanche così male…
Sul viso di Erica compare un velo di tristezza. Poi ritorna il sereno, possiamo riprendere la conversazione. È bello fare, ogni tanto, una serata con Erica. Lei è bella come una donna ed è superficiale come un uomo: parla di lavoro, di vacanze. Non l’ho mai sentita lamentarsi per un fidanzato o lagnarsi perché il papà è stato assente nella sua infanzia. Erica è rilassante come una giornata alle terme. Niente scossoni, niente sorprese. Relax.
– Sono felice di essere qui con te.
– Cosa?
– Ho detto SONO FELICE DI ESSERE QUI CON TE! Scusa Marco se grido…ma qui il volume della musica è troppo alto.
– Già.
– Troppo alto per quello che ho da dirti.
– Lasciami indovinare… hai cambiato lavoro?
– No.
– Hai cambiato palestra? Il personal trainer? Hai un nuovo parrucchiere?
– No, volevo dirti che…
Qualcuno picchia forte sulla vetrina del bar. È la ragazza che deve sposarsi. Con le sue fedeli amiche. Indicano me. Dal loro labiale si capisce che mi stanno dando del tirchio, del taccagno, dell’avaro, dello spilorcio. Più altre parole che spero di fraintendere. E per essere ancora più esplicite sfoderano tutte il dito medio. Le dita sembrano tante candeline su una torta, sembra un brutto compleanno. La futura sposa sputa contro la vetrina. Io rido. Queste devono essere proprio matte. Il ragazzo tatuatissimo lascia il bancone del bar, esce in strada e le mette in fuga, «se non la finite chiamo i vigili, befane!». Intanto Erica mi prende la mano destra, l’accarezza con il pollice.
– Che c’è?
– C’è che mi sei molto caro.
– Anche tu mi sei molto cara.
– Davvero?
– Sì, se stasera offro io, mi costerai molto cara.
– Stupido!
– Stupido è chi lo stupido fa.
– Finiscila, Forrest Gump…ti stavo dicendo che mi sei molto caro…
Gli sguardi di Erica si fanno via via sempre più languidi. Ora è tutto chiaro. Lei sta pensando che fra noi ci sia un’intesa speciale…ed entrambi siamo ultratrentenni e single…e poi…guardandomi in uno degli specchi del locale mi convinco che come uomo non sono per niente male…un po’ di pancia, ma non troppa…un po’ meno capelli di un tempo, ma non troppo pochi…ho un buon lavoro che mi fa guadagnare bene…insomma, posso anche dirmelo da solo: sono un buon partito, non c’è che dire…
– Mi sei molto caro e…vorrei una cosa da te.
– Di solito è l’uomo che chiede…
– Ma di che stai parlando?
– Della mano, no?
– Ma quale mano?
– La mano…mi devo mettere in ginocchio?
– Ma perché dovresti metterti in ginocchio? Io proprio non ti capisco.
– Insomma, stavi per farmi la proposta.
– La proposta? Una proposta, sì…ma tu cosa hai capito?
– Stiamo parlando della stessa cosa, no?
– Marco, mi stai facendo andare fuori di testa! Ma di che proposta parli?
– Ma ci sei o ci fai? Di matrimonio, no?
Erica mi guarda come se fossi uno che ha bestemmiato in chiesa. Che ha bestemmiato in chiesa durante la messa. Che ha bestemmiato in chiesa durante la messa di Natale.
– No…Marco…c’è stato un misunderstanding…
– Chiamalo misunderstanding….
– Chiamalo equivoco, chiamalo incomprensione…sta a te.
– Va bene.
– Sicuro che vada bene?
– Benissimo.
– Un’altra cosa volevo chiederti…
– Vai pure…ma stavolta…a carte scoperte…niente ambiguità.
– No, vado dritta al punto.
– Vacci.
– Allora…
– Non tergiversare.
– Ok. Sai che per noi donne…sai che noi donne siamo diverse da voi uomini…
– Veramente? E chi se l’immaginava? Siete diverse come?
– Non fare il cretino, lasciami parlare…
– Sai che noi donne abbiamo un orologio biologico…
Mi accarezza la mano. Ho capito, non sono stupido. Vuole diventare mamma. Vuole un figlio da me. E da donna moderna qual è, non è interessata al vincolo del matrimonio. Ora è tutto chiaro. D’altronde sono un uomo piacente. Vado tre volte alla settimana in palestra. Ho il mio perché. Anzi, di perché ne ho diversi.
– Va bene Erica, ho capito.
– Ma perché non mi lasci mai parlare?
– E parla allora.
– Voglio un figlio da te.
Stavolta nessuna incomprensione.
– Allora cominciamo a provarci…a casa di chi andiamo?
– Ma a casa di chi? Non stiamo bene qui?
– E lo vuoi fare qui davanti a tutti? O in bagno? Non ti sembra un po’ squallido?
– Che stai dicendo?
– Intendevo: a casa mia o a casa tua?
Erica mi guarda come se fossi uno che ha sterminato la propria famiglia a colpi d’ascia.
– Hai capito male…io vorrei semplicemente…
– Semplicemente cosa? Cosa vuoi da me? Mi vuoi tirare scemo? Hai bisogno di qualcuno con cui giocare a briscola? Hai bisogno di qualcuno che ti tagli l’erba del prato?
– No, ho bisogno del tuo seme. Punto e basta.
Mi guardo intorno. Cerco delle telecamere nascoste. Penso di essere vittima di Scherzi a parte. Ma perché dovrebbero prendere in giro me? Non sono famoso. Per niente. Forse Erica parla sul serio.
– Scusa, ma non ti posso dare il mio seme in modo tradizionale?
– Cioè?
– Cioè facendo l’amore con te.
Erica ha un conato di vomito, corre in bagno. Ne approfitto per andare alla cassa e pagare le consumazioni. Me la svigno. Più veloce della luce.

Cammino da solo, nella zona della movida. Che poi vai a capire quali sono esattamente i confini di questo quartiere del divertimento. Ormai mezza città è stata fagocitata dalla movida. Un sacco di gente entra ed esce dai locali. I buttadentro si sbracciano per convincere i passanti che il loro bar è migliore degli altri. Io mi faccio convincere da una tipa con l’accento straniero e lo sguardo implorante da bambina povera davanti alla vetrina di una pasticceria, mi siedo nel pub irlandese che lei glorifica con tanta convinzione. Ordino un cocktail superalcolico, spero mi distenda i nervi. Ne bevo un altro. Un altro ancora. Dopo qualche minuto sento una mano sulla mia spalla destra. Un tocco leggero. Mi volto. Non posso crederci: è la futura sposa.
– Scusami per prima, avevo bevuto troppo.
– Scuse accettate.
– In questi giorni sono molto nervosa…qualcosa mi dice che forse…è meglio se non mi sposo.
– Neanche tu vuoi sposarti?
– Non capisco, di che parli?
Rido. Guardo fuori. Ci sono le amiche della sposa riluttante. Questa volta mi mandano dei baci.
– Che posso offrirti?
– Sono stanca di bere…perché non parliamo un po’?
La ragazza parla. Io annuisco spesso, fingo di ascoltarla. La fisso, ne studio i lineamenti. Solo adesso mi accorgo che è veramente bellissima.

Racconto di Fabiano Spessi

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L'ospite Inatteso

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