Per tutte le “piccoline” che sognano: Natale ’95

Cosa potrà mai esserci in comune fra un ritardatario di Busto Arsizio e un giocatore d’azzardo romano? Poco o niente, tranne un’incredibile propensione a ritrovarsi in mezzo a situazioni fortuite o equivoche senza ben sapere come ci sono arrivati.

Così, dalle rispettive città, i due si ritrovano ad Aspen, Colorado: Lorenzo Colombo (Massimo Boldi) è in vacanza con la figlia “piccolina” Marta (Cristiana Capotondi), che ha organizzato tutto il viaggio con il solo scopo di incontrare Dylan (Luke Perry, il protagonista bono di Beverly Hills 90210), anche lui frequentatore della località sciistica; il romano, invece, Remo Proietti è all’inseguimento della moglie, adirata oltre misura dopo l’ultima bravata compiuta dal marito, ovviamente collegata alle sue esagerate scommesse.

Prende quindi il via un gioco di scambi di valigie, camere, persone, tutto accompagnato dalle atmosfere natalizie della meta americana: come per Cortina e le altre località dipinte nei cinepanettoni, anche Aspen riceve una presentazione ritmata dalle note di un remix di Staying Alive, perfetto ponte fra il capostipite dell’83 e questo sequel del ’95.

Il mondo è cambiato intorno ai personaggi, e non si parla solo di quello musicale: sono mutate le speranze, la società e anche la comicità si muove secondo nuove regole.

Dove, infatti, il padre dei cinepanettoni riusciva a rappresentare in maniera perfettamente centrata le diverse appartenenze sociali e realtà dei protagonisti, l’aggiornamento del ’95 appiattisce nettamente questo aspetto e riesce a includerlo nella narrazione solo con sporadiche battute – non manca, per esempio, una citazione passeggera di Berlusconi, capitolo chiuso da pochi mesi per l’Italia di quel periodo.

Il personaggio più riuscito fra tutti è sicuramente quello della piccola Marta, giovane sognatrice e ottimo ritratto delle ragazzine di quel periodo: viene presentata sull’aereo mentre legge l’indimenticato e sempre rimpianto Cioè, ha un diario su cui scrive più volte il nome del suo innamorato, circondandolo di cuori e baci, e a lei è affidata la battuta più profonda e saggia del film. Alla fine di una lite con il padre, infatti, Marta, trattenendo a malapena le lacrime, chiede: “Ti sei mai chiesto perché migliaia di piccoline come me decidono di sognare? Perché gli manca qualcosa!”.

Grandi lezioni di psicologia adolescenziale, sicuramente la punta di diamante in questo film. Ma purtroppo il decennio passato dal capostipite ha segnato seri passi indietro su un altro argomento, quello della rappresentazione dell’omosessualità: se nel primo, infatti, la questione veniva presentata tra i colpi di scena finali e trattata con inaspettata intelligenza, in questo prodotto essa viene usata solo come espediente comico, ricadendo quindi ripetutamente nel reame degli stereotipi.

Alla fine anche qui si sente forte la nostalgia per gli anni ’80 e si ha soltanto la volontà di allontanarsi da questi anni ’90, banali e volgari sotto ogni punto di vista.

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Francesca Sala

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