Cosa vorresti per Natale?

Ginger credeva in Dio, infatti portava sempre con sé un piccolo crocifisso d’oro della sua vecchia nonna. Quando era spaventata lo stringeva e si sentiva più protetta. Non le era mai capitato nulla di troppo sgradevole, non aveva mai subito violenze, ed era sicura che fosse per merito di quel piccolo crocifisso. Una sera, mentre aspettava al freddo stringendosi nel suo giubbotto rosso, molto natalizio, una macchina si fermò: “Non voglio niente da te. Vorrei sapere però cosa desidereresti per Natale”.

Ginger non riusciva a vedere in volto la donna che era alla guida, pensò fosse una di quelle strampalate che vogliono provare nuove esperienze. “No guarda io queste cose non le faccio” rispose subito Ginger. “Non voglio niente da te, te l’ho detto. Voglio solo sapere cosa desidereresti per Natale”. Ginger decise di assecondare la donna, soprattutto per mandarla via il prima possibile: si guardò circospetta intorno, si avvicinò alla macchina e disse qualcosa alla donna bisbigliando.

Ginger, era il suo nome d’arte, adorava il Natale.

Le ricordava di quando sua mamma e sua nonna preparavano per giorni dolci e confezionavano sciarpe, cappelli e maglioni per tutti. Aveva imparato anche lei a fare sciarpe all’uncinetto ed era molto brava anche nel cucinare dolci, anche se, purtroppo, da quando si era trasferita in Italia non aveva più avuto occasione di dedicarsi a questi passatempi domestici.

Ginger, che si faceva chiamare così per la sua chioma rubina, era bellissima. Era impossibile non notarla, i suoi capelli splendevano di una luce propria e i suoi occhi riflettevano la luce del cielo. Aveva un bel portamento, tipico di quell’educazione rurale dell’est.

Era anche gentile nei modi, non si impicciava e al contempo era molto sveglia. Una ragazza perfetta. Anche le sue colleghe le volevano bene perché non sapeva cosa fosse la calunnia, non aveva mai proferito in vita sua insulti verso qualcuno.
Sua nonna era morta di vecchiaia, per fortuna, perché qualche anno dopo la situazione politica nel suo paese era stata talmente stravolta che forse la vecchia donna non avrebbe retto il colpo.

Sua mamma invece si dedicava alla cura dei nipoti, ne aveva almeno tre o quattro. Le due sorelle maggiori di Ginger avevano avuto dei matrimoni poco fortunati e ora si trovavano costrette a contare solo sulle loro forze per crescere i loro figli. Per fortuna c’era la mamma.

Ginger, le piaceva quel nome perché amava i biscotti allo zenzero, adorava le feste soprattutto perché era il periodo in cui tornava a casa. Molte delle sue colleghe decidevano di lavorare durante le festività perché potevano chiedere un prezzo più alto rispetto al solito: anche loro si adattavano alle leggi del mercato. A Ginger non importava, preferiva lavorare di più qualche settimana prima dalla partenza e qualche settimana dopo dal suo ritorno: doveva essere a casa per Natale. Doveva cucinare con sua mamma, fare i maglioni per i suoi nipoti, perpetrare quelle belle tradizioni di famiglia che la facevano sentire tanto protetta e tanto amata. Non vedeva l’ora di tornare a casa, dormire nella sua camera di quando era piccola, sempre fredda e con lo spiffero, le coperte di lana pesante e ispida.

Nessuno giudicava Ginger, perché tutti in paese sapevano cosa significasse essere poveri e tutti sapevano che lei lavorava con dignità.

Era una ragazza da stimare. Certo, chiunque avrebbe desiderato un futuro diverso per le proprie figlie e le proprie sorelle, ma a volte bisogna scendere a compromessi con la realtà.

Ginger, in più, aveva messo da parte un bel po’ di soldi ed era una ragazza molto focalizzata sui suoi obiettivi: voleva aprire un negozio nel suo paese. Idea neanche tanto strampalata che piano piano stava portando a compimento.

I clienti di Ginger l’adoravano. Molti di loro, stimati padri di famiglia e dirigenti di grandi e piccole aziende le avevano proposto di lavorare o in casa loro come domestica, oppure nelle loro piccole imprese.

Ginger avrebbe voluto tanto migliorare la sua condizione, soprattutto perché detestava dover star in piedi per ore al caldo e al freddo, con la neve e con il gelo, sempre sul ciglio di un vialone in cui la gente si fermava a volte giusto per scrutarla. Ma non aveva tutta questa libertà. Doveva liberarsi del suo aguzzino. Un uomo sulla cinquantina, sudicio e ignorante. Ginger lo detestava e per fortuna non era la sua preferita, almeno non si intratteneva in effusioni sgradite più dello stretto indispensabile.

Qualche giorno prima della partenza accadde una cosa grandiosa: l’aguzzino scomparve. Forse preso dalla polizia, o molto probabilmente da qualche pesce più grosso con cui aveva qualche conto in sospeso. Quando si presentò la sera il marciapiede era vuoto, non c’era nessuno. Solo un cartello “Marciapiede libero da sfruttamento” e sotto il nome di una ONLUS. Ginger non aveva mai creduto in queste associazioni ma per quella volta si ricredette. Pensò che ci fosse lo zampino del suo crocifisso. Arrivò una sua collega. “Hai visto? Siamo libere”. Ginger non disse nulla, guardò il suo marciapiede, suo compagno di vita da ormai tre anni e si sentì sollevata. Abbracciò la sua collega “Buon Natale”.

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Valeria Pagani

Quella che fa cose. Nata a Milano nel 1995, vive e lavora tra le Colonne di San Lorenzo e Festa del Perdono. Ama il teatro e avere sotto controllo tutto (non sempre ci riesce).

4 risposte a "Cosa vorresti per Natale?"

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