Pietro stava accoccolato in precario equilibrio sul calorifero davanti alla finestra: niente gli dava più soddisfazione, in inverno, che guardare il mondo coprirsi di bianco da quella posizione privilegiata, comodo comodo nella stanza calda, in compagnia della nonna che sonnecchiava sulla poltrona e del cd di musiche natalizie in sottofondo.

In realtà la neve già si era sciolta quasi dappertutto, eccezion fatta per qualche cappellotto sui tetti più piatti e delle strisce di ghiaccio formatesi nottetempo. Difficile che a Milano rimanga la neve, in effetti.

Pietro guardò giù, curioso. Attraverso il vetro, un po’ irregolare e distorto, le persone in strada gli sembravano tante statuine del presepe che si sbrigavano nel gelo tutte affaccendate per poi correre a ripararsi al caldo, dalla famiglia o dagli amici. Sbadigliò e cercò di stiracchiarsi in una posizione più confortevole, riuscendo quasi a cadere dalla stretta striscia di calore. Subito dopo un rumore improvviso gli fece fare un salto: ma era solo la nonna che aveva iniziato a russare fragorosamente immersa nelle sue coperte.

La guardò con affetto: perfino lui si accorgeva dei cambiamenti sempre più rapidi sul suo viso. Nuove rughe facevano a gara a comparire intorno alla bocca o sulla fronte, e i capelli diventavano ogni giorno più bianchi, dello stesso candore della neve. Ma gli occhi erano sempre uguali, da ragazzina, con una luce scherzosa e ironica e una dolcezza unica a illuminarli. Era fortunato ad avere una nonna così. Addirittura nonostante l’età e i ripetuti discorsi dei figli che “ti devi riguardare mamma, non sei più una ragazzina, dovrai ammetterlo prima o poi! Non puoi certo giocare con Pietro saltando in giro, e mi raccomando: non provare nemmeno a salire sulla scala quando sei da sola! Che se cadi poi?” si ostinava a correre per casa per farlo giocare. Sosteneva fiera, la nonna, che i giovani hanno bisogno di muoversi e di giocare e di essere felici. E che toccava agli adulti dare il buon esempio e non tirarsi indietro, che ormai si era diventati tutti musoni…

Con un ultimo sguardo alla strada brulicante che si snodava oltre la finestra, Pietro scese dal calorifero con un saltello e si avvicinò alla poltrona. Sentendo il movimento la nonna aprì gli occhi e gli fece un sorrisone, districandosi dalle coperte: “Eccoti qua! Hai finito la tua contemplazione? Allora, cosa facciamo adesso? Che ne dici di una bella merenda?” Lo prese in braccio e lo abbracciò forte. “Non so cosa farei senza di te, mio piccolo Pietro. Sei davvero una gioia e una grande compagnia per una vecchina come me.”

Pietro guardò su, soddisfatto: il sentimento era reciproco. Non c’era altro posto al mondo in cui avrebbe voluto essere, se non in quel salotto un po’ antiquato, sulle ginocchia della nonna e la neve che minacciava di cadere ancora, al caldo e coccolato. Si sistemò meglio nell’abbraccio, appoggiò il muso sul petto della donna stando attento a non solleticarla troppo con le orecchie e, soddisfatto, cominciò a fare le fusa.

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