Mi risveglio ogni anno il 25 dicembre allo scoccare della mezzanotte. Solo un occhio attento – forse quello di un bambino – potrebbe scovarmi. Nessuno ci fa mai caso ai dettagli, nessuno più crede alla magia. Penserebbero di aver avuto un’allucinazione. Credo che il gatto abbia percepito un lieve movimento sulla superficie bidimensionale però, lo scorso Natale.
Chi sono? Sono il minuscolo ometto intrappolato nella vecchia mappa di Londra, quella appesa alla parete del soggiorno, quella che la famiglia Hinchinghooke, i miei discendenti, considerano un cimelio di famiglia. Stanno addobbando l’abete con luci e neve finta. Ridono. Sono felici…
Come ci sono finito qui? Oh, questa sì che è una bella domanda.
Credo che comincerò dalla fine. Chi l’ha detto che le storie vanno raccontate dall’inizio?
Sono fatto di carta, sì, di carta, avete letto bene. Ogni Natale il ricordo della mia vita da essere umano in carne ed ossa sembra perdere un tassello, perciò ho deciso di scrivere come sono finito qui dentro, di appuntare qualche memoria sul lembo esterno della mappa. Ho deciso di scrivere di lei dopo tanto tempo… Magari in un futuro remoto analizzeranno questo vecchio reperto e saranno in grado di leggere queste parole. Mai dire mai. Non me la sento di escludere nessuna possibilità, visto quello che è capitato a me…
La strega ha scagliato il suo anatema agitando vorticosamente le mani pallide e nodose simili ad artigli, con gli occhi vitrei e spalancati e i capelli fulvi che fluttuavano nel vento. Che sciocco sono stato, a pensare di poter ingannare quel demonio. Avevo portato la giovane Margaret nel mio castello salvandola dalla prigionia che le aveva imposto la megera e avevo raccolto abbastanza denaro per fuggire con lei alla volta della Scozia, ma quella arpia aveva occhi ovunque. Probabilmente ci aveva visti anche durante i nostri appuntamenti segreti che si erano susseguiti per tutto l’anno. Forse era presente quel 25 dicembre del 1560, quando ci scambiammo il nostro primo bacio. Ci trovavamo accanto al Tamigi, quello vero, non questa fasulla striscia di carta. Forse la strega era presente anche al nostro primo incontro, quella mattina al mercato (che è qui “dietro l’angolo”).

Margaret stava comprando delle erbe medicinali, aveva i boccoli corvini che le ricadevano morbidi lungo la schiena e il più dolce dei sorrisi. Forse la strega ha sempre saputo che mi sarei innamorato di lei, forse mi ha visto intrappolato in questa mappa rivolgendomi uno sguardo distratto quando ancora le nostre vite non si erano incrociate. Forse quand’ero un ragazzino e correvo per le strade di Londra avevo già addosso una maledizione, forse le rose appassivano al mio passaggio. Io, delle rose, ho avuto anche se per poco la più bella. Forse, quando ancora mia madre mi portava in grembo, il mio destino era già scritto, nero e nitido, come questi ricordi.

 

 

 

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