Gioco spesso per strada, di questi giorni. La polvere è così spessa che quasi soffoca me e i miei amici se corriamo troppo e facciamo confusione. La mamma mi guarda indulgente dalla porta, ogni tanto sul suo viso c’è un’espressione quasi di incredulità o incertezza e io non so perché. Dopotutto, sono solo un bambino come tutti gli altri, né troppo alto né troppo magro… Corro come un matto sotto il sole fino a farmi male ai piedi, domani papà aprirà presto la bottega e io voglio imparare, quindi non avrò tempo per i giochi. Un giorno sarò anch’io un artigiano bravo come il mio papà.

Non gioco spesso per strada. La mamma ha paura a farmi uscire, continua a sbirciare timorosa in strada, come se aspettasse che qualcuno venga a prenderci. Non capisco perché mai dovrebbe, noi siamo una normalissima famiglia. Poveri, forse, ma la povertà ancora non è un crimine. Almeno credo. O forse non vuole farmi uscire perché anche se sono un bambino precoce ancora non so camminare benissimo e ogni tanto cado. Ma sono sicuro che crescerò sano e forte, e camminerò meglio di tutti. Chissà, forse farò un mestiere che mi farà camminare tanto e mi porterà lontano, e allora camminare sarà la mia vita. Camminare e incontrare gente. Oppure farò quello che fa il mio papà, ancora non ho deciso.

Ho iniziato a gattonare da poco. Parlare già parlo, ma quando mi sono messo a girare sempre più veloce ondeggiando da una parte e dall’altra, la mamma ha fatto un’espressione davvero deliziata. E papà quando è tornato sembrava sul punto di esplodere dall’orgoglio. Sono felice: hanno sempre un’espressione un po’ preoccupata, come se un grande macigno pesasse su di loro. Non a causa mia, spero, io mi sento benissimo. O come credo si debba sentire un bambino di poco più di un anno.

La prima parola che dico è “madre”. Mamma, madre, e subito dopo “padre”. La famiglia è importante, e i miei genitori mi hanno stretto forte forte in un abbraccio. Mi sento sicuro qui tra le loro braccia. Il mio papà odora sempre di legno e la mia mamma di sapone e cibo. Mi conforta sapere che mi amano e che mi aiuteranno a crescere. Crescere da solo mi fa paura. Da grande sarò io ad aiutare loro, quando saranno vecchi e stanchi. Potranno sempre contare su di me.

Sento un respiro caldo sul volto e due paia di occhi buoni mi guardano dall’alto. La veste della mia mamma è cosparsa di fili di paglia e setole ispide, le sue braccia un po’ mi proteggono e un po’ mi mostrano alla fila di persone che entra nella stanza. È stanca e preoccupata per qualche motivo che non so, ma il suo sorriso è radioso. C’è tanta gente a visitarmi, donne, uomini, bambini. Tutti portano qualche dono, penso sia un’usanza per salutare un bimbo appena nato. Chi offre un uovo, chi un agnello, delle stoffe, chi non ha nulla anche solo lo stelo di un fiore o un sasso con una bella forma, speranza e meraviglia a illuminare gli occhi. I nostri vicini sembrano gente semplice e onesta, meno male. Mi troverò bene a crescere qui. Il mio papà sta ritto sulla soglia come una sentinella ad accogliere gli ospiti, e il suo viso è solenne e molto dolce. Se guardo oltre i musi del bue e dell’asinello chini su di me, vedo una stella che brilla alta nella notte, proprio sopra di noi. Come si sta bene qui…

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