Estate 1909, Livorno. Modigliani torna in Italia da Parigi per una vacanza. Preso da una verve creativa si riavvicina alla scultura, abbandonata per via della salute peggiorata dalla polvere di pietra e scolpisce tre teste. Mostratele agli amici, deriso, le abbandona e torna in  Francia.

Estate 1984, sempre Livorno. L’ormai defunto Modigliani è famoso in tutto il mondo, le sue mostre spiccano in città quali  new York e Tokyo. Livorno, per celebrare l’illustre concittadino nel centenario della sua nascita, allestisce anche lei una mostra. Ma come competere con le grandi capitali e i loro numerosissimi e famosissimi dipinti?

ROA, Rivista Online d'Avanguardia, rivista online d'avanguardia, recensione, teatro

La risposta, propone Vera Durbè, conservatrice dei musei civici livornesi e sorella del potentissimo Dario Durbè, è semplice: puntare sulla scultura. Si rende necessario, quindi, ritrovare le famose teste scolpite da Modigliani anni prima e gettate (così vuole la leggenda) dall’artista deluso nel Fosso Reale.

Si scatena così una specie di caccia al tesoro a cui partecipa emotivamente tutta la città, e tra dispute all’ultimo sangue a suon di lettere sui giornali tra Vera Durbè e Jean Modigliani (figlia di Amedeo), politici desiderosi di usare il boom mediatico per fare carriera e antiche dispute tra Livorno e l’acerrima nemica, Pisa, miracolo! Vengono trovate nel fosso non una, ma ben tre teste!

E allora sì che l’occhio (meglio, la telecamera) del modo si sposta da New York a Livorno. E subito tutti i maggiori critici dell’arte accorrono ad assistere alla portentosa scoperta, e le televisioni, e tutti sono estasiati e grandi esperti del pittore livornese. Se non che, Panorama se ne salta fuori con lo scoop del secolo, corredato di foto e negativi a sostenere la notizia: una delle teste, la più apprezzata e celebrata, Modì 2, è un falso! Una goliardata, eseguita da tre studenti di Livorno che han pensato bene di dare alla città quello che tanto voleva. Certo, con l’attenzione di critici d’arte e di grandi nomi (Argan vi dice qualcosa?), si sarebbero accorti subito che la testa non era vera…

E invece no. Tutti si sperticano in lodi e saggi e aaah e oooh! E ora la situazione si è trasformata in una gigantesca, plateale, mondiale figuraccia. E poi, soprattutto: le altre due teste? False anche quelle?

Insomma, si scoprì che sì, erano false pure le altre due. Scolpite (questa volta con tanto di filmato come prova) da un artista un po’ in disgrazia, un po’ un drogato, che voleva far notare alla gente quanto i critici dell’arte fossero in realtà poco innamorati ed esperti della loro materia, e proni ai dictat sociali ed economici. Ma a volte il Caso è uno sceneggiatore migliore del burlone più abile. E nell’estate dell’84 furono tre ragazzi a rubare la scena e a creare il primo scoop artistico della storia.

ROA, Rivista Online d'Avanguardia, rivista online d'avanguardia, teatro, Modigliani

A partire dal titolo, Trovata una sega è uno spettacolo contagioso, esplosivo, multiforme. L’attore (Antonello Taurino) che, da solo, per un’ora e mezza abbondante anima il palcoscenico cambia continuamente voce, volto, ruolo e con l’aiuto del supporto visivo di fotografie, riempie il teatro di protagonisti più o meno famosi.

L’incipit è un po’ onirico e quasi profetico: in un paesaggio dai contorni sfocati un giovane compositore incontra a un bivio un vecchio curvo. E come da copione, arriva la domanda: “scegli una vita di stenti e fallimenti e la fama eterna, o un’esistenza agiata e l’oblio?”  Insomma, un po’ come Achille, che decide di morire giovane e rimanere grande nella memoria futura invece che invecchiare e non essere ricordato da nessuno. E la domanda rimane sottotraccia, sovrastata ma non cancellata dalla girandola di avvenimenti e voci che esplode subito dopo.

Da qui in poi, cosa accade si sa, ma ciò che non ci si aspetta è l’energia inarrestabile, la precisione e al contempo l’assoluta levità con cui Taurino guida lo spettatore tra la selva di date, nomi e particolari che costituiscono la vicenda storica. E si gode così di una performance che non solo diverte e intriga, ma (cosa piuttosto rara) fa ridere tanto, e davvero.

ROA, Rivista Online d'Avanguardia, rivista online d'avanguardia, teatro, Modigliani

Questo probabilmente è possibile anche grazie allo spazio in cui si è svolto lo spettacolo: nel vivacissimo Teatro della cooperativa (in via Hermada, nel tranquillo “villaggio” di Niguarda Centro) si respira aria di movimento. Molti degli spettatori arrivano in gruppi di amici, conoscono i gestori, parte sono chiaramente del quartiere e avvezzi ad andare a teatro; tutto il pubblico è pronto a ridere e ad esporsi senza paura di risultare molesto o fuori luogo.

E c’è così la riappropriazione da parte dello spettatore di un teatro che è da partecipare e da ridere, di un luogo in cui si è liberi di dialogare con l’attore e in cui l’artista stesso prende il pubblico in considerazione e devia lievemente dal percorso tracciato per rispondere, motteggiare, interrogare. Un luogo in cui le radici vere di questo mezzo di cultura e comunicazione possono essere godute e condivise.

ROA, Rivista Online d'Avanguardia, rivista online d'avanguardia

Annunci