Io siamo noi.

Un minotauro nel buio del labirinto, un bambino dal volto di vitello che nell’oscurità sogna di vento e luce, e della madre; un uomo durante la guerra diviso tra due donne, la patria e l’amore; il muro di Berlino e i due mondi che esso divide; il destino.

E poi soffitti alti, particelle che si scontrano, atomi e caos. Una figlia. Ricordi.

Cosa collega tutto ciò? Noi, l’uomo. E il filo sottile del tempo che scorre avanti e indietro e unisce tutto e tutti e a cui nulla sfugge.

Ci sono libri in grado di raggiungere chiunque li legga: chi è bambino e deve ancora imboccare una via; chi bimbo non lo è più, ma ha ancora scelte importanti da fare e tante speranze, e sente la disillusione che avanza; chi ha già varcato molte grandi soglie e si sta incamminando verso le ultime porte.

Fisica della malinconia è un libro così, che parla al bambino che vive nei bambini, che il giovane rammenta e che è solo un vago balenare nella mente adulta. Ma il cuore ricorda.

Il romanzo di Gospodinov mette in scena tanti quadri di vita, brevi, lineari, chiari, che soddisfano la mente. Intreccia quietamente innumerevoli esistenze, in avanti, all’indietro, che confondono la mente ma risuonano al cuore.

È scritto con il linguaggio balzellante e un po’ sconclusionato del sogno e del ricordo, in cui le linee di demarcazione e i volti talvolta si confondono, e un po’ amici un po’ fantasmi, attori, amanti, ed eravamo noi o erano altri? L’ho vissuto io o sto vivendo attraverso i racconti di altra gente, altre vite?

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Un po’ esagerando, forse, ma si può dire che la vita intera è raccolta in questo libro, e fa capolino ora qua ora là, sgusciando fuori dai brevi capitoli o imponendosi all’attenzione con l’imperiosità di chi sta asserendo una verità assoluta.

Con immagini semplici e per niente artefatte, Fisica della malinconia commuove, incuriosisce, a volte prende lo stomaco in una morsa e non lo lascia per un po’, finché non si è costretti a distogliere gli occhi dalla pagina (No, non lo sapevo come si ammazza un vitello…). Ma ci si ritrova sempre tra le sue righe, perché parla di noi.

Se volete riflettere, se vi siete sempre chiesti cosa pensasse il minotauro, da solo nel suo labirinto, se vi è capitato di sognare di essere qualcun altro, leggete.

Sono nata come drosofila, due ore prima del sorgere del sole. Morrò stasera dopo il suo tramonto. […]

Sono sempre stato nato. Ricordo ancora la grande Glaciazione e la fine della Guerra Fredda. Lo spettacolo dei dinosauri in agonia (di entrambe queste epoche) è una delle cose più insopportabili che abbia mai visto. […]

Mi ricordo di esser nato come rovo di rosa canina, pernice, ginkgo biloba, lumaca, nuvola di giugno (il ricordo è assai breve) […]

Io siamo.

 

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