Per troppa vita che ho nel sangue

Oggi, m’inarco nuda, nel nitore
del bagno bianco e m’inarcherò nuda
domani sopra un letto, se qualcuno
mi prenderà. E un giorno nuda, sola,
stesa supina sotto troppa terra,
starò, quando la morte avrà chiamato.

Il giorno 14 novembre, presso il TimSpace di Piazza Einaudi a Milano, si è svolto l’incontro dal titolo “Antonia Pozzi: libertà ritrovata”, organizzato dall’associazione Cives Universi – Centro Internazionale di Cultura, un’organizzazione no profit nata nel 2007 allo scopo di promuovere la cultura, soprattutto tra le fasce più giovani.

È necessario, preliminarmente, un atto di onestà da parte di chi scrive: nel momento in cui la conferenza è iniziata, di Antonia Pozzi conoscevo a stento il nome, il titolo di una poesia e vaghissime coordinate biografiche (in realtà solo il fatto che fosse morta suicida a ventisei anni). Qui si fermava la mia conoscenza di tale autrice. Questa non fiera dichiarazione di ignoranza ha però un valore funzionale: i relatori sono stati attenti – aspetto affatto banale – a trasmettere in prima istanza la propria passione per l’argomento ed è stato questo a far presa su un uditorio rapito, a tratti addirittura commosso.

Parafrasando quanto detto da una relatrice, “questa conferenza è la storia dei nostri incontri con la poesia di Antonia” e ritengo che questa frase colga alcune interessanti costanti degli interventi. Saltava infatti all’occhio la familiarità e il tenero affetto con cui tutti i relatori si riferivano alla poetessa, come fosse un’amica o una figlia; ma altrettanto rilevante era l’accento posto sul motivo dell’incontro: sembrava che, per molti di loro, la scoperta di questa figura fosse stata vissuta come uno spartiacque, come un momento in cui le corde più profonde della sensibilità individuale vengono finalmente smosse.

In effetti, sono tutti aspetti che non passano inosservati, leggendo le sue poesie più famose, come “Lieve offerta”, “Canto della mia nudità”, “Sgorgo”: emerge l’immagine di una sensibilità acutissima, di una bruciante vitalità, che per concretizzarsi deve consumare il proprio ospite. Interessante in questo senso è stato l’intervento dello psichiatra Eugenio Borgna che ha rilevato come la potente malinconia della poesia pozziana sia da relazionarsi a un eccesso di vitalità, “troppa vita” nelle sue parole, piuttosto che a una mancanza di essa, come verrebbe da pensare. E ciò si traduce in una scrittura in cui sono centrali il senso del tempo e la nostalgia, nei confronti delle persone ma forse soprattutto dei luoghi amati: la villa di famiglia a Pasturo, nel comasco, Bereguardo, la periferia milanese degli anni ’30, tutti luoghi che Antonia era ansiosa di conservare nella propria memoria attraverso le parole e la fotografia.

Era infatti, oltre che sensibile poetessa, anche ottima fotografa: come Ludovica Pellegatta ha messo in luce, il percorso fotografico, inteso come istanza di conservazione della realtà, è inscindibile dal suo percorso poetico. È infatti possibile osservare l’evoluzione delle didascalie che accompagnano i dodici voluminosi album di fotografie dell’Archivio Pozzi: da semplici appunti che riportano data e luogo a forme più complesse, piccole poesie o brevi prose liricheggianti, a segnare un progressivo incontro tra parola e immagine.

Quel che è emerso, in ultima analisi, è la figura prorompente di una fragile ragazza che attraversa quasi in sordina il primo Novecento italiano, di una poetessa che in vita sua non pubblicò una parola e che lentamente sta conquistando il posto che le spetta nella storia della nostra letteratura, di un’abile e appassionata fotografa che ci ha trasmesso il suo personalissimo punto di vista sul mondo che la circondava. E questa non è altro che la superficie.

Annunci
Nicolas Campagnoli

Quello che scrive (e pensa troppo). Studente di Lettere classiche, appassionato di matematica e di lingue improbabili, insaziabile lettore, amante degli aperitivi e filosofo da bar: chi avrebbe mai pensato che potesse scrivere per una rivista online?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...