Il 9 novembre è stato distribuito nelle sale italiane The place, con la regia di Paolo Genovese. Il film è un adattamento della serie The booth at the end, presente anche su Netflix. Sono andato al cinema con delle buone aspettative e queste sono state addirittura superate.

The-Place-744x445

Il soggetto è sicuramente interessante, ma in questi casi la buona riuscita del film dipende soprattutto dalla sceneggiatura e dai dialoghi. Infatti Genovese ha svolto un ottimo lavoro, sfruttando il potenziale dello script e rendendolo una racconto molto seducente. Ha lavorato benissimo anche sui dialoghi, che non risultano quasi mai stucchevoli e hanno il giusto equilibrio tra enfasi e realismo.

C’è un altro elemento senza il quale The place non sarebbe stato un così buon prodotto:
si tratta del cast. Attori di alto calibro quali Mastandrea, Giallini, Marchioni hanno contribuito a costruire una pellicola di qualità. Ognuno di loro ha messo qualcosa di privato, un piccolo elemento magico che è la marcia in più di questo film.
Giulia Lazzarini e Alba Rohrwacher ad esempio hanno interpretato i propri personaggi con una precisione sbalorditiva. Giuro che per qualche istante ho dimenticato che fossero due attrici e mi è sembrato di osservare persone reali dentro lo schermo. 

Nel mio scorso articolo sulla serie Suburra, facevo un inciso riguardante Alessandro Borghi, presente in questo film. Sostenevo che nella serie non avesse dato il meglio di sé per qualche ragione interna al set, e The place sembra darmi ragione poiché in questa pellicola, come in altre sue precedenti, Borghi lascia a bocca aperta interpretando il suo ruolo magistralmente.1

Sicuramente c’è una leggera retorica che ogni tanto compare nel carattere dei personaggi, ma d’altronde The place non è un capolavoro d’autore. È semplicemente un’amabile nota positiva nel mare di immondizia del cinema Italiano.

La fotografia è curata molto bene. Sposa una regia pulita, fresca e intima.
Ombre e luci sono gli angeli custodi di questo film, e aiutano a regolare l’energia che ogni personaggio porta con sé ogni volta che entra nel bar.
Citando Muccino in un backstage del film: “Non c’è niente, c’è solo il volto. E gli effetti speciali sono le emozioni. E Paolo maneggia queste cose, con grande sicurezza e grande sensibilità”.

The place non è solo un film fortemente evocativo. È anche un dramma da camera ben riuscito, una moderna opera di realismo magico.
Genovese ci dimostra che la macchina del cinema funziona anche in Italia. E quando si è capaci di governarla vengono fuori cose che mi fanno sentire orgoglioso dei talenti presenti nel mio Paese.

Annunci