Siamo giunti alla fine del Danae Festival. Uno degli spettacoli di chiusura è stato Acquafuocofuochissimo andato in scena presso ZONAK l’11 novembre.

Quattro attori, danzatori, ma soprattutto ragazzi decidono di affrontare il tema degli stereotipi maschili proponendo una sfaccettatura del tema dell’identità di genere. Il titolo, Acquafuocofuochissimo, riprende senza mezzi termini uno dei giochi a cui eravamo abituati a giocare da bambini, mostrando fin da subito la volontà di affrontare l’argomento in modo semplice e divertente, e mettendo in scena al contempo un continuo avvicinamento e allontanamento dagli stereotipi maschili.  Il tutto attraverso il costante cambio di travestimenti, di musiche, di movimenti passando da una scena all’altra, giocando molto sull’alternarsi di ritmi concitati e lenti, da scene in cui è predominante il movimento ad altre in cui tutto si basa sul monologo.

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Foto di Michela di Savino.

L’intento dello spettacolo è, infatti, creare una situazione ludica e leggera proponendo una rassegna di modelli maschili che lo spettatore riesce a riconoscere senza difficoltà. Lo spettacolo, nonostante non vada a costruire un’analisi approfondita dell’argomento né cerchi di formulare un dibattito sul tema, riesce a proporre modelli esistenti e conosciuti mostrando la quantità di stereotipi che coinvolgono la figura maschile. Quelli che vediamo in scena sono modelli che mostrano uomini bidimensionali: belli e dannati, belli e scemi, brutti e scemi e così via.

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Foto di Michela di Savino.

Gli stereotipi vengono mostrati attraverso la parodia di famosissime boyband (come per esempio gli intramontabili backstreet boys) e di grandi film western d’autore, passando alla proposta di modelli maschili da soap opera: dal maschio burbero e violento, all’uomo tormentato e innamorato, a figure maschili più sensibili e impacciate.

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Foto di Michela di Savino.

La forza di questo spettacolo è quella di riuscire a far divertire ogni tipo di spettatore con una messa in scena facilmente fruibile e molto piacevole. Oltre alla capacità dei quattro attori di esprimere una comicità genuina e apparentemente spontanea, e a un utilizzo molto riuscito di tempi comici, ci si rende conto che la risata è provocata principalmente dal riconoscimento immediato degli stereotipi proposti. Sono modelli che esistono, di cui noi ridiamo ma che effettivamente ci sono stati proposti attraverso la televisione, i film, o semplicemente frequentando determinati ambienti sociali.

Lo spettacolo però, pur riuscendo nel suo intento di proporre modelli e stereotipi, lo fa da una prospettiva aerea, planando dall’alto senza mai avvicinarsi abbastanza per creare un dibattito o un interrogativo sul tema da parte dello spettatore. Motivo per cui sembra Acquafuocofuochissimo essere ancora un po’ acerbo sotto questo punto di vista. Ci si augura infatti che Francesco Michele Laterza, regista e coreografo dello spettacolo, continui il percorso intrapreso e che porti a maturazione questo lavoro.

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