Incroci di sguardi e di danza al Danae Festival

One One One, performance di teatro danza creata nel 2015 da Ioannis Mandafounis, è stato uno degli spettacoli di chiusura dell’edizione 2017 del Danae Festival, un’edizione che ha saputo costruire sapientemente un percorso sulla costruzione dell’identità personale e di genere.

Andata in scena presso DiD Studio, all’interno della Fabbrica del Vapore, questa performance vedeva come protagonisti danzatori e pubblico.

Due sedie pronte ad accogliere chiunque volesse facevano da unica scenografia dello spettacolo che prevedeva il dialogo continuo fra danzatore e persona sulla sedia. Il rapporto che si costruiva era di tipo visivo: spettatore e danzatore non dovevano smettere di guardarsi per tutto l’arco della performance, costruita sul momento dal danzatore che si ispirava alle sensazioni che l’intesa di sguardi gli suggeriva.

In scena, dunque, soltanto due ballerini, nessun accompagnamento musicale, due sedie e un pubblico incuriosito che faceva da cornice e che all’inizio non aveva il coraggio di sedersi.

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Foto di Michela di Savino.

Non è facile decidere di prendere posto su quella sedia e costruire una relazione basata unicamente sullo sguardo, anche perché chi è abituato a fissare le persone per tanto tempo? E cosa significa per noi guardare intensamente qualcuno negli occhi per almeno dieci minuti?

Le sensazioni e le emozioni che attraversavano lo spettatore erano molteplici: dalla risata, provocata dall’imbarazzo iniziale, al compiacimento dato dal fatto che il danzatore dedicasse quel tempo in maniera esclusiva allo spettatore, al gioco che si creava nel guardarsi per così tanto tempo.

Si era infatti legati per quei dieci minuti di performance: esistevano solo lo spettatore e il ballerino, il resto del mondo era uno sfondo. Si creava un rapporto divertente, imbarazzante, un po’ da innamorati in cui ci si concentrava unicamente su quella persona.

Il resto del pubblico si sentiva comunque coinvolto, impegnato nel vedere e esaminare come i due ballerini si relazionavano con le due persone sulla sedia. Ognuno guardava e interagiva con lo sguardo in maniera diversa ed era visibile come i danzatori provassero sensazioni differenti a seconda dello spettatore.

La performance è riuscita a coinvolgere il pubblico fin da subito, dopo un momento di iniziale imbarazzo è avvenuta una sorta di corsa alle sedie. Ognuno infatti voleva provare quel rapporto così intenso e di così pochi minuti.

Che una performance del genere abbia fatto tornare la voglia agli spettatori di guardarsi negli occhi?

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Valeria Pagani

Quella che fa cose. Nata a Milano nel 1995, vive e lavora tra le Colonne di San Lorenzo e Festa del Perdono. Ama il teatro e avere sotto controllo tutto (non sempre ci riesce).

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