Nel 2013 Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini partoriscono Suburra, un romanzo che tratta della mafia romana contemporanea. Stefano Sollima ci gira un film nel 2015 e due anni dopo su Netflix approda Suburra – La serie, per la regia di Placido, Molaioli e Capotondi.

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Ho tantissime cose da dire su questa serie. La prima, è che se la regia fosse stata affidata a Sollima (apparentemente impegnato in progetti più ambiziosi), a quest’ora in Italia avremmo un gioiellino in più di cui andare fieri.
Quando ho iniziato questa serie ho sperato di trovarmi di fronte la nipote di Romanzo Criminale, ma non è stato così. E ciò che mi deprime di più è che questo prodotto aveva tutte le carte in regola per essere un capolavoro. Ma se le sono giocate male.

Sicuramente il soggetto è interessante e la storia è abbastanza scorrevole.
Anche la sceneggiatura non è male, se non fosse per i dialoghi estremamente didascalici: nulla viene lasciato intendere, non ci sono messaggi nascosti.
Tutto viene detto chiaro e tondo, ci sono come degli “spiegoni” di sottofondo che risultano davvero noiosi. A peggiorare la situazione, si aggiunge la recitazione troppo epica e impostata in alcuni dialoghi.

Anche il livello attoriale si spacca nettamente in due.
Da una parte si schierano gli attori che interpretano Spadino, Livia Adami, il padre di Lele, il fratello di Spadino. Il loro schieramento è quello della capacità artistica, attori in grado di portare con eleganza il proprio ruolo.
Dall’altra parte del ring invece troviamo coloro che interpretano Lele, Sara Monaschi, Samurai. Attori insignificanti, che non si possono definire pessimi, ma sicuramente neanche ottimi. Non dicono nulla del proprio ruolo, sembrano essere lì per caso.

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C’è un attore che non ho posizionato in nessuna delle due categorie, e che mi ha lasciato molto confuso. Si tratta di Alessandro Borghi, alias Aureliano.
Nella serie non mi è piaciuto, aveva una recitazione molto spenta e un’energia bassissima. Ciò che però m’incuriosisce è il fatto che Borghi abbia interpretato Aureliano anche nel film Suburra. E in quel contesto la sua performance è stata di livello decisamente superiore a quella nella serie. Mi domando allora se la colpa ricada sulla regia, incapace forse di valorizzare gli attori e sintonizzarsi con loro.

E poi nel cast c’è anche Giacomo Ferrara, alias Spadino.
Il miglior attore di tutta la serie. Ci regala un personaggio tridimensionale, pieno di contrasti; imprime una forte nota di qualità a tutta la serie.
Se davvero è stata la regia ad affossare le capacità degli attori, Ferrara è riuscito a scappare da questa morsa e mostrare una recitazione degna del grande cinema d’autore.

La parte tecnica della regia è curata molto bene. Non sono presenti inquadrature originali né particolari virtuosismi nei movimenti di camera, ma non ne risulta una grave mancanza; hanno optato per una regia fredda e distaccata, lasciando un senso di abbandono nelle storie dei personaggi.
C’è stato un ottimo lavoro per le location, alcune davvero mozzafiato.

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La villa degli Anacleti merita un tributo a parte. La sua fotografia, sia negli interni che negli esterni, è un capolavoro. Eccellenti anche i personaggi secondari della famiglia Anacleti. Se tutta la fotografia fosse stata così, questa serie avrebbe meritato ben più di un premio. Questo è l’emblema di tutta la serie. È un prodotto a metà.
Metà della recitazione ottima, metà pessima. Metà dei dialoghi magnifici, metà noiosi.

La sigla di chiusura non mi ha convinto. Anche dopo averla ascoltata più volte, continua a risultare troppo in contrasto con il clima della serie.
Mentre per quanto riguarda, invece, la colonna sonora che compare nei momenti più drammatici… Giudicate voi stessi.
Ogni volta che partiva sentivo dei brividi, e percepivo le immagini della scena in corso come se fossero in slow-motion.

Come già detto, questo è un prodotto non del tutto sviluppato. Metà nobile e metà tamarro.
Così come queste due parole stonano nella stessa frase, lo fanno anche i due mondi che hanno creato. Forse è un effetto voluto, per descrivere meglio la Roma che mostrano nella serie. In questo caso però avrebbero dovuto lavorarci meglio, perché ciò che hanno ottenuto è una creatura deforme che non si riesce ad apprezzare completamente.

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