La persona che scrive sta passando uno dei momenti più tristi della sua vita, eppure il libro di cui vi vuole parlare è un gioiello di ironia. Vi assicuro che un sorriso ve lo strapperà, perché la penna di Francesco Piccolo (non solo scrittore, ma anche ottimo sceneggiatore) è tagliente, ma mai sarcastica o irriverente.

La lezione che Piccolo ci insegna è la seguente: essere ironici (e anche autoironici) senza cadere nel sarcasmo si può! Il problema è che bisogna essere bravi a scrivere, altrimenti il risultato è un pasticcio.

Momenti di trascurabile felicità è un libro piccino piccino riuscitissimo: potete leggerlo partendo da qualsiasi pagina, perché non è un romanzo, ma un collage di situazioni vissute, inventate, pensate dal nostro autore. Situazioni che gli hanno strappato un sorriso, ripensandoci. Dico ripensandoci perché sono appunto attimi di felicità trascurabile, quindi che alle volte non vediamo proprio, che diamo per scontati, che ci sembrano ovvi, oppure sciocchi, ma che, se li considerassimo, potrebbero regalarci qualche attimo di sollievo in giornate poco allegre.

Un esempio?

Lasciare la luce accesa in cucina o all’ingresso, perché così i ladri credono che tu sia a casa e non vengono a rubare (anche se i ladri ormai useranno altri criteri, visto che tutti lasciano le luci accese quando escono; e poi chi ci può credere che una famiglia passa tutta la serata nell’ingresso?)

 Ma Francesco Piccolo è molto di più. È un autore arguto e profondamente scanzonato, capace di porre la sua delicata e ironica visione del mondo al servizio della quotidianità. La sua, ma anche la nostra, ovviamente. E spesso è proprio nelle pieghe della quotidianità che si annidano i sentimenti profondi, gli atteggiamenti che parlano di chi siamo e che cosa vogliamo veramente:

Quelle volte in cui mi sono svegliato in piena notte, e ho guardato chi dorme sempre accanto a me, con la complicità delle ore buie, che rendono sopra le righe tutti i sentimenti e le preoccupazioni, le paure, le angosce e il senso profondo della vita. E mi sono chiesto […] chi è questo essere umano a cui sto concedendo il mio amore, le mie giornate, tutti questi anni e anche il mio futuro? È l’essere speciale che mi sembra di aver intuito, o è un mostro che mi sembra di temere? E poi mi sono girato dall’altra parte e mi sono rimesso a dormire, sollevato.

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