Raccontare l’arte: Henri de Toulouse-Lautrec, “Head of Bloodhound”

Come osa questo provinciale ladruncolo?! Che oltraggio! Entrare nella nobile dimora della mia amata padrona per derubarla… e a viso coperto, per giunta! Vigliacco! «Signora Clarissa», abbaio leccandole il viso per svegliarla. Lo sciagurato le ha dato uno spintone e lei è svenuta, «per l’amor del cielo si svegli! Clarissa!». Penso alla mia vita senza di lei, sul ciglio della strada… solo, senza nessuno che mi accarezza, senza la mia Clarissa che mi ha con lei da quando era una giovane donna dai capelli dorati, ora completamente bianchi. No, questo non accadrà. Sarò anche attempato e claudicante ormai, ma non permetterò a quell’ignobile borsaiuolo di farla franca! Gli corro dietro abbaiando come un mentecatto randagio, con la bava alla bocca e lo sguardo folle. Come ha osato!? L’abbietto mi riconosce e comincia a correre, «al ladro! Al ladro!», grido come un forsennato; le strade sono affollate oggi. Nei paraggi c’è un agente con in sella il suo comandante, nitrisce e mi rivolge uno sguardo autoritario. «Che hai da abbaiare?», domanda fermandosi di fronte a me, è così alto. «La prego agente», dico al destriero, «insegua quella canaglia, ha derubato la mia padrona che ora giace priva di sensi nel nostro soggiorno». Senza nemmeno rispondermi il nobile corsiero comincia a galoppargli dietro, il suo collega – più alto e con il manto bianco come il latte – avendo ascoltato la nostra conversazione, mi chiede dove alloggi la mia amata Clarissa e si precipita verso casa. «È molto anziana», grido inseguendolo, «faccia presto, faccia presto!». Non ce la faccio più a correre, ho il fiato corto e il cuore che batte con ferocia nel petto. Povero me. Quando arrivo nel nostro giardino intravedo dalla porta aperta la signora Clarissa seduta sulla poltrona con la testa tra le mani. L’agente che l’ha soccorsa sta chiamando un medico, presumo. Il nobile destriero che è accorso in suo aiuto fa un leggero inchino, «grazie infinite, signor…». «George, agente George!», risponde con eleganza. «Grazie agente George, per i suoi servigi. Le sarò per sempre riconoscente». La signora Clarissa mi vede e dice qualcosa nella sua lingua che non capirò mai, sembra così felice. Corro da lei e mi precipito tra le sue braccia. Una volta conobbi la più deliziosa delle barboncine, Margot, ella – con uno squisito accento francese – mi disse che gli umani tendono ad alzare il tono della voce quando ci vedono, e a darci strani nomignoli perché ci vogliono infinitamente bene. Sì. La signora Clarissa sembra l’umana più felice del mondo, in questo momento. Dalla porta sbuca il muso di pece dell’altro agente, Felipe, «l’abbiamo portato in prigione, lo sciagurato», dice, «lei è un canide molto coraggioso, signor…?». «William Alexander», rispondo, «il fedele bloodhound della signora Clarissa Elizabeth Cavendish».

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Elisa Carini

Quella (un po’ femminista) che scrive e che nella vita non vorrebbe fare altro. Vive con un gatto nero nella bella Milano dove studia, sperpera soldi in libri usati e beve troppo caffè.

2 risposte a "Raccontare l’arte: Henri de Toulouse-Lautrec, “Head of Bloodhound”"

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